mercoledì 25 febbraio 2009

Panem et circenses



Con queste parole è stato reso pubblico che la Salernitana non è più solo prigioniera del tribunale. Oggi è considerata il corrispettivo dei profitti personali di chi, per molti, la dovrebbe liberare. Questa dichiarazione lo dimostra senza eccezioni. Solo il fardello della riconoscenza per il falso storico d'aver salvato il calcio in città toglie peso alla loro gravità. La dirigenza vallese, cassinate e romana non si limita a sfruttare il patrimonio emotivo della Salernitana. Oggi, annuncia a gran voce di subordinare la sua rinascita ai guadagni. Tutto questo in pubblico, davanti a microfoni, taccuini, qualche orecchio che vuol sentire e nella pressocché totale mancanza di indignazione.
Fabiani, condannato a quattro anni di squalifica per rapporti preferenziali con gli arbitri, s'è lasciato scappare gli sfoghi privati dell'institore su Tv Oggi. Murolo a Telecolore, facendo da grancassa alle assurde pretese nel corso di una intervista: se il Comune non li aiuta, "potrebbe passare la voglia". L'aiuto richiesto non è alla Salernitana(?) Calcio 1919(?), bensì ad un soggetto diverso, guarda caso riconducibile all'institore. Il fumo negli occhi è la necessità delle strutture d'allenamento. Ben detto, se fosse la Salernitana(?) Calcio 1919(?) a patrimonializzarle, com'era la Salernitana a patrimonializzare Castelrovere. Ma non è affatto così. Nei non meglio identificati fax inviati al Comune, l'institore ha richiesto lo stravolgimento di piano regolatore e litorale per la costruzione di un anfiteatro, campi d'allenamento e di un albergo per le proprie tasche, il tutto con vista mare e buoni collegamenti. Per fortuna l'approssimazione li domina. Questa richiesta era carta straccia fin dall'intestazione. Un De Luca quasi sghignazzante avrebbe poco dopo dichiarato che mancava il rispetto d'ogni procedura, manco l'institore avesse ritenuto sufficiente la sua sola autorità di "sindacalista" dei costruttori e dipendente di una società di calcio per richiedere ed ottenere. Ovemai per assurdo, e solo per assurdo, si fosse accettato, la Salernitana(?) Calcio 1919(?) avrebbe semplicemente cambiato padrone di casa: dal Comune all'institore. Il quale ultimo, a sua volta, avrebbe invece dato una scossa economica alla sua vita grazie all'aiuto proprio del Comune, cioè di tutti noi salernitani. La sua azienda di costruzioni, della quale fa vanto coi numerosi cartelloni allo stadio, ha dichiarato nell'ultimo bilancio meno di ventitremila euro di utile, cioè meno di duemila euro al mese, nemmeno cinquanta milioni di lire. Quanto gli avrebbe fatto comodo un albergo? E la gestione pluriennale dell'Arechi? Il tanto altro che ci sarebbe da chiedersi non rientra nella competenza di questo movimento. Nella quale a pieno titolo si colloca la denuncia di quest'intrico di pretese con al centro il nostro marchio, come ogni altra indagine sull'esclusione della Salernitana.
Il secco diniego del sindaco da un lato ha ridimensionato la caratura del personaggio institore, dall'altro ha provocato nel rapporto una frattura, per così dire, "unilaterale". Il massimo cittadino ha diplomaticamente affermato che nulla sia cambiato e, pare, anche fosse stato, non se ne sarebbe fatto un cruccio. L'institore s'è chiuso in un lunghissimo silenzio, assai stridente col presenzialismo costante di prima. Il letargo è stato bruscamente interrotto dall'improvvisa necessità di frenare l'eccessiva chiarezza di Murolo in un'intervista a Lira tv, nel corso della quale ha per giunta smentito il ricatto al Comune senza che il giornalista avesse usato questa parola. Per convincere definitivamente che non si fosse risentito, gli è toccato presenziare ad un convegno col sindaco sulle truffe agli anziani. Comico. Qualche anno fa, l'institore, bussando alla porta di casa, si fece cedere il disegno dell'ippocampo dalla vedova novantenne del maestro D'Alma. Appena a luglio, dalle pagine di Cronache, la figlia del maestro definì l'episodio una "sceneggiata". A sua detta, l'anziana madre non aveva "perfettamente chiaro il quadro della situazione". La diserzione dell'Arechi è l'unica soluzione, per chi rivuole davvero l'Us Salernitana, poi Salernitana Sport. Una forte pedina del suo passato s'è spenta. A Miguel Vitulano l'accorato ricordo d'ogni cuore granata.

giovedì 12 febbraio 2009

Festeggeranno i novant'anni con la palla di pezza

Ultime novità, nessuna novità. Continua il silenzio dell'institore, che soffre d'amore per la mancanza dei microfoni, ma più ancora per la mancanza dello sperato tornaconto: gli appalti. De Luca è stato chiaro, "solo progetti seri". Secondo il sindaco i suoi non lo erano.
L'institore tace, ma i giornali escono ogni giorno. Chi li scrive, prima godeva di una bacheca sempre florida di dichiarazioni del sedicente presidente, adesso è costretto a riempirli con parole d'altri. Ieri Murolo, oggi Malinconico, l'avvocato della Salernitana(?) Calcio 1919(?). Tommaso D'Angelo, che la sa lunga, spara in prima pagina l'intervista al legale sull'unica questione che è in grado di accendere gli animi, la Salernitana Sport.
Il sedici marzo ci sarà la settima asta per liberare la Salernitana, che andrà certamente e puntualente deserta. Questa data è interlocutoria. Dopo, giudice e curatela saranno costretti a compiere il passo successivo, dopo mesi di stanca. Da un lato potrebbero decidere di non mettere più il marchio all'asta nell'immediato. Il liquidatore Opromolla, a questo proposito, è sempre stato chiaro: non c'è fretta, non c'è alcuna necessità di chiudere subito il fallimento. Dall'altro lato, potrebbero decidere di continuare così. In tal caso abbasseranno la cifra. Col prezzo che scende e il tempo che passa, rilanciare restituirebbe con buone probabilità la Salernitana prima del giorno del novantenario. L'offerta personale, eludendo le cause, lo consentirebbe ("Le cause? Sarebbe stato il rischio minore", ammette Malinconico). Ma pare che proprio chi fa propaganda sul ritorno della Salernitana non ne voglia sapere. L'institore vuole ed ama la sua Salernitana(?), non la nostra. Malinconico (mai nome fu più consono alla vicenda!) ha dichiarato che "per l'ippocampo non ci saranno altri rilanci" (oggi su Cronache). L'ha fatto con largo anticipo, perché nel tifoso si radichi la convinzione che l'offerta è congrua e che la colpa è della curatela. "In questa vicenda abbiamo fatto importanti passi in avanti, mentre da parte della curatela non c'è stata nessuna apertura". Nel virgolettato, l'avvocato dell'institore sbaglia due volte su atti da lui stesso redatti ed in una vicenda che lo vede rappresentante. Prima dice che "rispetto alla prima proposta c'è un incremento dell'ottanta per cento. Siamo passati da ottantamila a centomila euro più iva". L'aumento è stato da centomila euro a centosessantamila più iva. Poi, che "dopo due aste deserte si poteva anche pensare di prendere in considerazione una proposta che credo ragionevole". Le aste deserte, o le offese alla Salernitana che dir si voglia, sono già sei. La settima è in programma il prossimo mese. L'ottava occasione, senza limiti alla vergogna, è rimandata alla festa di giugno. Cronache informa che la Salernitana(?) Calcio 1919(?) festeggerà il novantenario della Salernitana. Festeggerà la ricorrenza della stessa squadra contro la quale si difende in giudizio, sostenendo di essere altra e diversa. Della stessa squadra che ha contribuito in maniera rilevante a cancellare, scalzandola. Della stessa squadra della cui idendità continua a servirsi impunita, godendone i frutti senza battere cassa. Pare che la vergognosa commemorazione si materializzerà in una maglia celebrativa. L'unico evento della Salernitana che l'institore potrebbe celebrare è il suo funerale. Ma forse non avrà il tempo.

mercoledì 4 febbraio 2009

Addio Troisi, unico salvatore della Salernitana

La notizia rattrista. In un periodo nel quale con tanta superficialità si assegnano immeritate patenti di “salvatori del calcio a Salerno”, è bene ricordare a chi non ha vissuto quel periodo (o, molto opportunamente l’ha dimenticato…) che Filippo Troisi è a pieno titolo l'unico vero salvatore della Salernitana.
E' difficile raccontarlo a chi non ha vissuto il personaggio. Troisi capeggiava il “Gruppo di Pontecagnano”, un gruppo di piccoli imprenditori tifosi della Salernitana Sport. Tentò invano nel 1980 insieme ai suoi amici di evitare la perdita del parco giocatori e quando la squadra, sommersa dai debiti, fu lasciata alla deriva dalla banda Ventura & Co. (scappata con il malloppo), pur non essendo un dirigente, assicurò, mettendo mano al portafoglio (a fondo perduto), un piccolo contributo ai giocatori da mesi senza stipendio. Seguiva la squadra ovunque e pagava addirittura i premi per le vittorie.
Nell’estate del 1980 riuscì a racimolare i quasi cento milioni, sottoforma di contanti, cambiali e assegni (tutti onorati), per pagare i giocatori e iscrivere all’ultimo minuto la squadra al campionato '80-'81 (in foto, una formazione di quella stagione). Mise su, grazie a prestiti di giovani provenienti dall’Avellino (Tolio, Di Venere, Black) e a un’oculata campagna acquisti (Zaccaro, Del Favero, Vulpiani, Leccese) una squadra che, affidata al giovane Leonardi, fece sognare fino al 23 novembre 1980. Dopo quella data, tra tante difficoltà (terremoto, squalifica di sei mesi del Vestuti, morte del dott. Tescione) riuscì a chiudere il campionato con una salvezza giunta nell’ultima gara di Terni. L’anno dopo rinforzò la squadra deciso a puntare alla Serie B. Dopo tanti anni finalmente potemmo sognare una promozione che sfuggì a Giulianova nelle ultime gare di campionato. Anche l’anno dopo, con Lojacono in panchina, allestì una buona squadra che purtroppo non mantenne le premesse della vigilia. Troisi andò via quando il calcio iniziò a cambiare. Nel 1983 lasciò la presidenza ad Antonio Scermino.
Pare che la Salernitana(?) Calcio 1919(?) domenica chiederà di giocare con il lutto al braccio. Che Troisi sia ricordato come dirigente sportivo salernitano è giusto e corretto. Se, invece, lo si vuole ricordare come l’ex presidente dell’attuale squadra di Salerno, allora si cade nel cattivo gusto, approfittando dell’emotività del momento.
Celebre l'aneddoto che divertiva lo stesso Presidente. Quando, in sostituzione di Giammarinaro, fu ingaggiato Romano Mattè, il nuovo tecnico si presentò a Troisi: "piacere, Mattè Romano". Troisi rispose sicuro di sé: "piacere, Troisi di Pontecagnano". Ciao Presidente, ci mancherai...