domenica 24 maggio 2009
martedì 12 maggio 2009
Le verità nascoste
A breve scoccherà il novantenario della nostra squadra. Tra il nuovo club calcistico e la presunzione di festeggiare una ricorrenza che non gli appartiene ci sono di mezzo campionato, risultati e futuro incerto. Di certo, invece, c'è solo il passato: ciò che segue, di evidente interesse per tutti i salernitani, farà strabuzzare gli occhi.
Il cinque agosto del duemilacinque, quattro giorni prima che il Consiglio di Stato si pronunciasse contro la Salernitana Sport e cinque giorni prima della conseguente esclusione disposta dal Consiglio Federale, l'Ance Salerno, presieduta dallo stesso soggetto che presiedeva il consiglio di amministrazione della neocostituita Salernitana(?) Calcio 1919(?), deliberò a favore della stessa un milione e duecentomila euro (si veda il bilancio consuntivo e la relativa relazione del collegio dei revisori dei conti in allegato).
Chi è esperto non avrà bisogno d'altro. Proviamo a chiarire per chi non lo è. L'Ance Salerno, per "consentire l’iscrizione della beneficiaria al campionato di serie C1 e al rilascio di fideiussioni presso la Federazione Gioco calcio” (testualmente dal documuento del consulente fiscale dell'associazione allegato), assunse una scelta quantomeno ardita: destinò al neonato club una così ingente cifra, quando ancora non si sapeva se ci sarebbe stata la possibilità di aderire al Lodo Petrucci. Ovvero, quando ancora non si sapeva se la Salernitana Sport sarebbe stata esclusa dalla Serie B. Questa mossa costò una perdita di più di seicentomila euro in bilancio (si veda la voce "d" del consuntivo duemilacinque allegato), ma consentì al futuro institore vallese di apparire come salvatore del calcio a Salerno. Si apprende da un quotidiano locale dell'epoca, sia pure nella giungla di qualche riga sperduta, che la vicende finì in procura: "Scattata la denuncia degli scontenti, il presidente granata ha pensato bene di chiudere i rapporti tra l'Ance e la Salernitana". L’Ance Salerno nasce per tutelare i costruttori della città e della provincia. Il trasferimento, a titolo di generico "contributo", fu giustificato da una teoria singolare: "la sopravvivenza della squadra di calcio di Salerno a livello professionistico avrebbe evitato gravi conseguenze (anche) nel settore delle costruzioni" (testualmente dal parere pro veritate allegato). Con onestà e aderenza ai fatti, quale rapporto ci sia tra il pallone, la sua sopravvivenza e l'edilizia, a noi semplici tifosi risulta difficile da comprendere. A meno che non si voglia lasciare spazio all'immaginazione. Che il lettore usi liberamente la sua e faccia le opportune considerazioni. Come si sia conclusa la vicenda giudiziaria, o se essa sia ancora in corso, al momento non è dato di saperlo. Ma non disperiamo, c'è sempre la promessa conferenza stampa di fine anno sui motivi per cui a Salerno è difficile fare calcio. Magari ci si spiegasse come si facesse a prevedere che la nostra amata Salernitana non sarebbe stata iscritta, quando per farlo, al Consiglio di Stato, fu necessario il voto decisivo del presidente del collegio giudicante! Ci chiediamo: sarà una lezione sul coraggio d'impresa o una conferenza stampa confessoria? Per intanto, il paradosso della salvezza del calcio in città pare proprio un monumento insieme alla menzogna e a quanto sappia essere credulona la nostra amata e contraddittoria Salerno.
Ma il tempo è galantuomo. Chi non ha mai ceduto alle sirene della categoria (che sirene racchie, poi, quelle della Serie C...), prova ad un tempo, in questi avvenimenti, dolore e gioia. Dolore, per il disgusto che provoca l'associazione alla nostra amata Salernitana di questi fatti e dei loro protagonisti, che cionondimeno se ne dichiaravano in pubblico tifosi. Gioia, perché l'amore per la casacca granata si conferma una splendida favola, la cui morale incoraggia e fortifica. Tra ideologìe tramontate e disillusione diffusa, l'attaccamento alla squadra del cuore, nel rispetto della sua storia e della sua tradizione, è ancora capace di far sognare giovani e meno giovani. Senza storia e tradizione, valori innanzitutto di vita, questo sport e la fede in un club non hanno ragione d'esistere. Dunque, aspettiamo il ritorno dell'Unica, cogli interessi che quattro anni di ipocrisie ci impongono: Salernitana a Salerno, institore a Vallo.




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