giovedì 18 dicembre 2008

'O pesone 'e casa

Questo movimento è certo che la Salernitana, in tutta la sua storia, non abbia ricevuto offese maggiori del deprezzamento e dell'indifferenza che la dirigenza cassinate e vallese di un'altra squadra le sta riservando. Tuttavia non si disancora dalla realtà. La soluzione voluta dai più è una Salernitana riscattata dalla Salernitana(?) abusiva. La maggior parte dei tifosi granata (o amaranto?), la stampa e chi è veramente influente in questa città (e solo in essa) non vogliono altre soluzioni. Non vogliono che la Salernitana rinasca altrove, come imporrebbe la difesa della sua dignità. Per queste ragioni, una posizione veramente seria non può astenersi dal considerare questa soluzione.
Continuando a valutarla, come già fatto nel post precedente, destano serie preoccupazioni i numerosi indizi di una situazione economica della società del 2005 tutt'altro che chiara. Più passa tempo, più i fatti e le considerazioni che emergono lasciano presagire che una Salernitana rinata nella Salernitana(?) dia luogo ad un unico, solo vantaggio: la riunificazione della tifoseria. Sott'ogni altro aspetto, questo epilogo sarebbe il peggiore. Innanzitutto per l'orgoglio: è mortificante che chi la deprezza ma la sfrutta, chi la clona ma ne prende le distanze in tribunale, la rilevi ad un prezzo offensivo, che è adeguato solo alle casse di chi non è in grado di rappresentarla. Per il tifoso, questo dato sarebbe già sufficiente per scongiurarlo. Ma non è solo questione d'orgoglio di popolo, che il salernitano non ha ancora dimostrato di avere.
La Salernitana(?) Calcio 1919(?) è una società che costa non pochi milioni. Gli introiti non sono affatto sufficienti per coprire le uscite. E' un fatto acclarato che ogni anno queste spese devono essere ripianate. I suoi tesserati non hanno mercato. Ha un settore giovanile inadeguato e a tratti indegno: l'allenatore della primavera, fino al recente esonero, era Grassadonia, il cui infame gesto di Cagliari resterà indelebile nella mente. L'amministratore unico è tale Rispoli, uno sconosciuto nato a Vallo della Lucania esautorato da ogni potere. Chi millanta d'essere presidente è institore. L'institore non è presidente per non rispondere di un eventuale fallimento. Di per sé, non gode della reputazione di una persona facoltosa. L'azionista di minoranza (almeno così appare dalla spartizione delle quote) è Murolo, cugino del presidente del Siena. Già solo questo particolare dovrebbe disgustare. La Salernitana, già colonia di Foggia all'epoca di Casillo, rinascerebbe invocando la grazia di Siena per qualche giocatore.
E' intuibile credere che questa situazione non potrà durare. Le forti uscite non vengono ripianate per passione. L'impressione che se ne trae è che questa situazione precaria andrà avanti finché l'institore e chi per esso non avranno la garanzia di un tornaconto: gli imminenti forti investimenti che interesseranno la nostra città. Rirpova ne sia l'unico dato sicuro di cui finora si dispone: la sola risposta al progetto di finanza dello stadio Arechi è arrivata dall'institore, che con la Salernitana(?) sta sfruttando l'occasione della vita. E' ragionevole pensare che si ripianerà finché le aspettative personali di chi lo fa non saranno appagate altrimenti. Intanto, si tiene a bada l'ambiente, garantendo la Serie B. Per farlo, si consegna di fatto ogni gestione a chi è stato condannato a quattro anni dalla giustizia sportiva per rapporti preferenziali con gli arbitri. La vicenda Mutti parla da sé.
A tutto ciò, sul conto di questo club si aggiungono aneddoti più degni della farsa cavajola che di una dirigenza che "parla coi fatti". Pare che la società abbia subito uno sfratto dalla vecchia sede perché non pagava l'affitto, cercando di temporeggiare elargendo biglietti omaggio al proprietario. Ma questa società continua a "parlare coi fatti". Tifosi della Salernitana e tifosi della Salernitana(?), sfatiamo un altro tormentone: togliamoci dalla testa ogni colletta. Come potrebbe pagare l'affitto del marchio chi non riesce a pagare nemmeno... 'o pesone 'e casa? Nella festa della promozione dello scorso giugno ci furono polemiche addirittura sull'inno ufficiale: questo movimento, che non vuole destabilizzare, ha intenzione di collaborare suggerendo una canzone che ponga fine alla contesa...


martedì 9 dicembre 2008

Per fortuna l'institore non è un cuore granata!

Quando la Salernitana(?) Calcio 1919(?) attraversa i suoi peggiori momenti agonistici, la Salernitana ritorna un tabù. Durante lo sfortunato filotto di sconfitte della compagine granata (o amaranto?), nessuno ha azzardato alcun accenno al ritorno della squadra dei nostri padri. E' ormai riprovato che, quando c'è da salvare la categoria, Salerno riesca ad affogare ogni altra faccenda costi quel che costi. Anche costi la Salernitana in sé.
Questo movimento ha sempre ignorato le vicende tecniche della squadra del Lodo Petrucci. I post di questo blog e la loro lettura senza pregiudizi lo confermano con certezza. Sono stati legittimamente analizzati soltanto gli aspetti societari, per maturare quella necessaria conoscenza di ciascun dettaglio di ogni potenziale acquirente della Salernitana. Questo modo rende possibile offrire ai pochissimi lettori un parere consapevole e ragionevole su tutte le ipotesi di rinascita. Trarre considerazioni dalla recente scelta dell'allenatore della Salernitana(?) Calcio 1919(?) rimane tra questi confini. L'evolversi della vicenda, anzi, rende necessaria una riflessione sul serio pericolo di svendere una Salernitana rinata agli avanzi di Calciopoli.
Si apprende da giornali e tivvù che Fabiani, condannato a quattro anni di squalifica ma sfacciatamente operante, abbia imposto il "suo" allenatore, Mutti. Questo particolare, aggiunto alla mancanza di un presidente in organico, desta forti dubbi su chi sia davvero il Deus ex machina della squadra che dovrebbe rilevare la Salernitana. Qualche indizio è reso dalla parentela di Murolo con il presidente del Siena Lombardi Stronati (pare che non sia cosa gradita all'institore che i giornalisti lo ripetano). Qualche altro indizio, invece, è reso sia dall'intenzione dell'institore mai nascosta di ristrutturare l'Arechi, sia da quella sempre nascosta ma di recente trapelata di costruire il termovalorizzatore. Questo spiega perché, alle ingerenze di De Luca sull'operato della società, non ci sia mai nessuna replica, ma solo supina acquiescenza. Con Mutti, con Di Napoli e con l'ex granata Fusco, poi, si viene a ricreare lo spettro di un Messina pieno di ombre e recentemente fallito. A proposito di fallimenti e di salute economica, sono necessarie altre considerazioni. Se una società gode di ottima salute (come dovrebbe essere senza attenuanti per una che ha soli tre anni di vita), non offre sei mesi di contratto agli allenatori, non offre appena centomila euro a Somma, sfruttandone l'affetto che nutre per Salerno, e non incassa ventiquattro ore consecutive di rifiuti da tecnici disoccupati. Si pensi che De Canio si è offeso (offeso!) al solo accostamento del suo nome a quello di questa squadra.
Tutto ciò sarebbe già ben sufficiente per riflettere se sia o meno opportuno che la Salernitana rinasca per opera di questi personaggi. Tutto ciò sarebbe già ben sufficiente per riflettere sulla scelta di disertare un Arechi senza Salernitana. Le menzogne ripetute e che si ripeteranno sull'acquisto del marchio da parte dell'institore fanno il resto. Alle tante, basterebbe la menzione di un passo del bilancio di qualche anno fa. Si legge testualmente che "la società ha incominciato a valutare nuove strategie di marketing e di sviluppo del marchio e dei propri prodotti". Di un marchio sì, ma di quello con la palla di pezza.
Aspettiamoci allora i soliti timidi ed annoiati annunci di una trattativa privata mai intavolata. Aspettiamoci le solite panzane di chi dice di fare i fatti (suoi) senza contraddittorio e senza opposizione. Non riponiamo alcuna speranza nella possibiltà che la Salernitana rinasca il 19 gennaio. Facciamolo... ma con grande ottimismo! Il dato più felice è che una Salernitana in tribunale, in attesa di essere liberata, non è piombata in un'altra prigionìa, quella degli avanzi di Calciopoli. Per fortuna l'institore non è un cuore granata!