giovedì 30 ottobre 2008

La "crisi del 2009"

Se non stessimo in una città che ha dimenticato la sua massima identità calcistica o che, se non l'ha fatto, continua a prestarsi ad un ibrido senza tradizione, le solite cantilene del potenziale acquirente più atteso dovrebbero essere rispedite al mittente per quelle che sono. O forse nemmeno. Talvolta sono completamente comiche e tralasciarle sarebbe delittuoso. In un suo intervento nella solita televisione di stato, che solo qualche anno fa sosteneva che la sua squadra non fosse granata ma ciclamino, l'institore da Vallo della Lucania ha scomodato addirittura la crisi americana del New Deal per evitare di render conto di promesse e proclami. Chi s'illude che questo signore muoia dalla voglia di riportare la Salernitana in campo, deve fare i conti con queste dichiarazioni e con l'obbiettività di valutarle senza attenuanti e finti meriti storici: "La situazione è difficile... ci vuole calma e pazienza... viviamo un periodo di crisi mondiale come quella del '29". Eppure, fuori Salerno, non risulta a nessuno che tra le ripercussioni della crisi dei mutui ci sia l'impossibilità assoluta, ma soprattutto incontestabile, di cacciare trecentocinquantamila euro per far rinascere la Salernitana. Proprio al contrario, a "crisi del 2009" appena annunciata, il sindaco De Luca, sia pure riferendosi alla necessità di rafforzare la sua squadra, ha invitato l'institore a "mettere mano al portafoglio". Di mondiale, insomma, c'è solo la confusione tra le due squadre che una gestione rionale è riuscita a portare... oltremanica. Lo zaino ufficiale della Salernitana(?) Calcio 1919(?), infatti, prodotto dall'inglese Umbro, porta sui lati l'ennesima conferma di quanto sia stato arrogante aver scelto questo nome. L'indirizzo del sito internet stampato non solo è sbagliato, ma è addirittura quello della stessa società che ha chiesto 24 milioni di euro di risarcimento proprio per questi equivoci, quasi a dimostrazione della fondatezza delle sue ragioni. Tra l'altro, lo stesso dominio web è in vendita insieme con il marchio nell'asta già disertata più di una volta. Ma che ragione ci sarebbe, allora, di presentarsi alla fallimentare per comprare beni già clonati? Anche questa materia sarà vagliata dai giudici.
Scomodare una crisi mondiale è stato come spararla troppo grossa. Soprattutto alla luce delle ultime indiscrezioni. Mentre quando si parla di Salernitana Sport si ricorre a qualsiasi scusa, anche grossolana, per non cacciare il poco che ci vuole, pare che dei membri della Salernitana(?) Calcio 1919(?) siano volati fino all' Allianz Arena di Monaco di Baviera per prendere spunto dal modernissimo impianto in vista della ristrutturazione dello stadio. Per il business della gestione di un Arechi polifunzionale, dal quale trarrà profitto innanzitutto l'institore e solo poi, di riflesso, la sua squadra, non c'è spesa che tenga. Per la Salernitana e la sua rinascita, no.
Intanto, i legali della squadra del 2005 hanno annunciato un'offerta migliorativa. E' presumibile si cerchi ancora una volta un accordo sulle cause in cui rientri in qualche modo anche il marchio. Un'indiscrezione riportata da Cronache vuole che stavolta saranno offerti centottantamila euro (numero del 23 ottobre). Neppure questo porterà a niente e l'institore lo sa bene. Le due aste che sono state fissate hanno entrambe la stessa base. Questa circostanza dimostra l'intenzione della curatela di non accettare niente al di sotto di quella cifra. Nessuno si illuda, questa mossa potrebbe rivelarsi il solito tentativo per calmare eventuali malumori.

sabato 18 ottobre 2008

Ma quale "cavalluccio"!

In una città di duecentomila abitanti che vanta ben quattro quotidiani locali e sei televisioni private, che ci sia totale disinformazione su un argomento di primo piano è incredibile solo a pensarlo. Eppure, sebbene i suddetti organi di informazione dedichino quotidianamente ampio spazio a quello che è (ancora) definito il gioco più bello del mondo, la stragrande maggioranza dei tifosi salernitani, da tre anni a questa parte, ignora quasi del tutto la paradossale situazione creatasi intorno alla Salernitana. Essendo certi che nessun giornalista sportivo che si definisca tale possa essere nemmeno lontanamente all’oscuro della verità, siamo perciò obbligati a dedurre che lo stato di ignoranza in cui viene mantenuto il tifoso comune è in qualche modo voluto.
Questo Movimento non intende affrontare per ora i motivi e le cause per cui ciò avviene, ma si propone in qualche modo innanzitutto di sopperire, per quanto possibile, a una lacuna che definire grave (in ambito calcistico e di tifo, naturalmente) non è azzardato.
Grosso modo da tre anni il tifoso medio della Salernitana è stato abituato a credere a tutta una serie di inesattezze sulla propria squadra del cuore che, chi conosce i fatti, non può non provare a porvi rimedio. Il fine è uno solo, e cioè la difesa di una “casacca” che per quasi un secolo ha fatto battere all’unisono i cuori dei tifosi salernitani: la casacca della U.S Salernitana, poi Salernitana Sport. Oggi questa casacca, come mai accaduto nella sua storia, è oltraggiata con menzogne da chi allo stesso tempo si definisce suo tifoso, eppure, mentendo su di essa, le provoca danni su danni. Le ultime dichiarazioni dal solito pulpito, volte a rovesciare sulla curatela le responsabilità di questa gestione paesana ed utili a nasconderne la delicata situazione giudiziaria, ne sono soltanto l'ultima conferma. Ma la menzogna di fondo più gettonata è quella che riguarda il “cavalluccio”. Simbolo della U.S Salernitana poi Salernitana Sport sin dal finire degli anni quaranta, oggi da più parti, sui quotidiani e nelle tv, sui forum in internet o sui blog dedicati alla “Salernitana”, la parola “cavalluccio” torna nei discorsi dei tifosi come di un simbolo da recuperare e da riapplicare sulle maglie della Salernitana. In realtà la U.S Salernitana, poi Salernitana Sport quel simbolo non lo ha mai perso! Il "cavalluccio" (o meglio, l'ippocampo!) è in vendita insieme a tutta la U.S. Salernitana, poi Salernitana Sport all’asta fallimentare dopo che, a causa dell’esclusione dalla serie B, la stessa U.S Salernitana, poi Salernitana Sport è stata dichiarata fallita il diciannove luglio duemilasei.
Dov’è dunque l’errore, o meglio, l’equivoco? L’equivoco sta nel fatto che da tre anni alla tifoseria viene volutamente fatto credere che la nuova società fondata a Salerno nel 2005 tramite il Lodo Petrucci sia l’erede naturale di quella U.S.Salernitana, poi Salernitana Sport e che per motivi inerenti al fallimento di quest’ ultima, la suddetta neonata società non possa fregiarsi liberamente del "cavalluccio”. In realtà la neonata società nei fatti non ha ereditato dalla U.S. Salernitana, poi Salernitana Sport un bel niente, se non qualche migliaio di inconsapevoli tifosi tenuti volutamente all’oscuro e frastornati con equivoci a ripetizione sull’identità della stessa. Dal regolamento del Lodo Petrucci ciò si evince in maniera chiara e inconfutabile. Persino il titolo sportivo di serie C1 attribuito alla neonata società è un titolo ex-novo e non è quello della U.S Salernitana, poi Salernitana Sport, perché quest’ultima, al momento dell’esclusione, “possedeva” un titolo sportivo di Serie B (e non di serie C1 come quello assegnato dalla Figc), divenuto l’anno successivo un titolo di Terza Categoria, prima della revoca del'affiliazione.
Invece che di un "cavalluccio" da riacquistare, alla tifoseria salernitana andrebbe raccontato che c’è un marchio da comprare all’asta, che non è un semplice "cavalluccio", ma è nei fatti la U.S. Salernitana, poi Salernitana Sport con il suo corredo di simbolo (l'ippocampo), colori e storia sportiva! Alla tifoseria salernitana, i tanti giornalisti locali e i tanti opinionisti tv dovrebbero raccontare che chi, come noi di questo Movimento, da tre anni non va più allo stadio non lo fa per la mancanza di un “cavalluccio” come stupidamente si ostinano a ripetere, ma per la mancanza di quella squadra che fin da bambino ha imparato ad amare: la U.S. Salernitana, poi Salernitana Sport. Si sappia una volta per tutte: questa squadra da luglio 2007 si vende all’asta! Il desiderio di vederla tornare in campo al più presto è un sentimento che accomunerebbe tutti i tifosi salernitani nel momento in cui questi venissero informati correttamente sulla situazione. E’ lecito credere che molti di questi, messi a conoscenza della realtà dei fatti, possano arrivare persino a prendere le distanze da altre società fondate nel frattempo, facendo mancare il loro apporto economico a un sistema che sul tifo ci “mangia”: è forse questo il motivo per cui viene nascosta la verità sulla Salernitana al popolo granata?
Venerdì notte una zona di Salerno è stata tappezzata di volantini che hanno avuto il merito di riproporre una questione sempre attuale ma sempre boicottata. Questo Movimento, pur invitando gli autori a non confondere la Salernitana con l'altra società cittadina nata nel 2005, saluta con favore l'iniziativa, complimentandosi con gli ideatori per la sensibilità dimostrata verso la storia della Salernitana.

martedì 7 ottobre 2008

Una situazione... immobile!

Quando gli è stata proposta l'ipotesi di acquistare Salernello, che ieri è stato posto ad asta immancabilmente deserta, l'institore non ha escluso la partecipazione. Il problema dei campi d'allenamento della sua squadra è stato spesso utilizzato come ennesima priorità all'acquisto della Salernitana, nel patetico sforzo di ammantare di ragionevolezza la difesa d'ufficio più incompatibile con la qualità di tifoso che si sia vista da quando esiste il calcio. La credibilità della solita solfa ("Siamo abituati a parlare coi fatti"), mai azzardata prima della collaborazione con Fabiani e coniata all'incirca nel periodo di passaggio dalla carica presidenziale a quella di institore, o dalle partite con la Cavese a quelle ai vertici della Serie B, è stata smentita per l'ennesima volta. O confermata, a seconda dei punti di vista, se l'unico "fatto" con cui puntualmente "risponde" e che emerge con sicurezza nella questione Salernitana è la sua attitudine alla bugìa. Non è una notizia, insomma, né che siano rimasti invenduti i beni immobili, il cui destino potrebbe stare a cuore ai pochissimi tifosi della Salernitana rimasti esclusivamente per un concordato che resta solo un sogno, né che l'institore abbia fatto seguire il solito (nulla di) "fatto" alle solite chiacchiere.
Aspettiamoci dunque che Fulvio De Maio, sponsor principale della preminenza dei campi d'allenamento sul marchio, muti velocemente le sua mirabile difesa, come velocemente fece dopo l'imbarazzo conseguente alla perdita definitiva delle coppe della Salernitana da parte della squadra del 2005 (giova ricordarlo, l'institore si dichiarò non interessato ai nostri sia pur modesti trofei, che perse per trecento euro; basterebbe questo per essere contestato ferocemente dai suoi tifosi). Nella trepidante attesa che cambi strategìa, accontentiamoci di deliziarci con l'ultima chicca che c'ha regalato. Da sola, è in grado di misurare il livello di chi fa opinione in questa città. A proposito di giocatori in attesa di essere ingaggiati dalla Salernitana(?) Calcio 1919(?), Fulvietto ha definito la loro posizione d'attesa una posizione di "stend bei". Che dire, non c'è che da augurarsi che pure lo "stend bei" della Salernitana finisca al più presto. Se dipenderà esclusivamente dall'institore, non c'è da scommetterci una lira. Le sue ultime dichiarazioni sono le solite dichiarazioni di facciata. Alla domanda di una giornalista di Lira TV, letta come si legge una veloce formalità, la risposta è stata tutta d'un fiato: "La situazione ci sta a cuore, la stiamo seguendo, i nostri legali si stanno interessando alla vicenda". La curatela ci crede talmente tanto che sta valutando l'ipotesi di fissare non una ma due aste: la prossima, che andrà deserta, e quella ancora successiva. La prima il 19 gennaio, l'altra il 16 marzo (Salernonotizie).
Nella stessa televisione, pare che se qualche ospite sensibile alla vicenda la accenni, venga invitato a tagliare dalla regìa. Vera o non, resta una voce comunque coerente con lo stretto legame che quell'emittente ha con la società, con l'esclusiva delle partite e con tutti quegli editoriali così schierati da perdere credibilità. Franco Esposito, su Telecolore (che è detta la Rai salernitana), conduce allegramente "Gol su gol" con una scenografia che sullo sfondo (forse) granata presenta il simbolo della frattura del 2005, una gigante palla di pezza. Marcello Festa, su TV Oggi, liquida la faccenda dicendo che "c'è grande attesa della gente" e che "bisognerebbe solleticare la voglia di XXXXXXXX di comprare il simbolo" (il simbolo, non la Salernitana). I risultati positivi della squadra di Fabiani (che i componenti di questo movimento salutano con favore, per la gioia che portano alla stragrande maggioranza dei salernitani) contribuiscono ad affossare l'argomento. Sembra che l'importante sia che la palla continui a rotolare sempre meglio, "per portare su tutti i campi - usando parole dell'institore - la bandiera della provincia di Salerno". Ecco, che porti pure dove vuole il gonfalone dell'ente che sogna, ma che lasci stare la nostra bandiera.