sabato 30 agosto 2008

Un'altra stagione senza la Salernitana

Lo scopo essenziale di questo movimento è mantenere a galla quella verità storica affogata dalla necessità di far continuare lo show a tutti i costi. La Salernitana è e resta in tribunale. Può ritornare in campo a stagione attuale in corso se verrà acquistato il marchio, ma senza nessuna delle denominazioni originali. Seppure assai difficilmente, può tornare in campo anche se la società storica farà il concordato o vincerà le cause, purché nel contempo il marchio non sia stato già venduto. Senza il marchio, infatti, questa non avrebbe più diritto a chiamarsi Salernitana usando il colore granata ed il simbolo dell'ippocampo, nonché la sua storia e la sua identità, che passerebbero tutti alla squadra che lo ha comprato.
Da ciò scaturisce la certezza che la compagine che oggi si confonde con la Salernitana per la sfrontatezza di chi le ha voluto dare i connotati che si ritrova non è sotto nessun aspetto la stessa di sempre. Soprattutto sotto l'aspetto emotivo, che è quello che conta di più. I veleni del 2005 non hanno ancora fatto luce su quale sia stato il ruolo della nuova società nell'esclusione della Salernitana dalla Serie B. L'atteggiamento offensivo che la dirigenza amica di Fabiani ha sempre avuto e continua ad avere sul suo ritorno è un ulteriore giusto motivo per pensarlo. Gli esempi si sprecano. Quasi tutta Salerno, che ha abbassato la guardia, non ha reagito nemmeno al forte sospetto che l'institore della Salernitana(?) Calcio 1919(?) abbia mentito sul conto della Salernitana sulle pagine de La Città. Questo, dietro la solita provinciale minaccia di querela, ha negato di aver richiesto innanzitutto una transazione alla curatela e solo secondariamente l'offerta di acquisto del marchio. La diffusione di questa notizia avrebbe smascherato che la sua prima intenzione era togliere le cause, intenzione mai manifestata in pubblico, anzi nascosta dietro timide promesse sull'ippocampo. Il forte sospetto che le menzogne continuino è avvalorato dalle ultime dichiarazioni. Tutti sanno che la sua richiesta sia servita solo a far perdere tempo a curatela e giudice, ma ecco le sue ultime parole: "avevamo fissato un termine perentorio, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Aspettiamo la curatela per valutare gli eventuali passi da fare" (Cronache del 28 agosto). Noi, pochissimi ma salernitani almeno quanto gli altri, non ci facciamo prendere in giro.
Si pensi al Centro di Coordinamento. Questo è riconosciuto come la storica espressione del tifo organizzato, eppure non ha mai sollecitato il ritorno in campo della Salernitana. Nella prima puntata della rubrica che gestisce su Telecolore, la nostra storia e la nostra identità non sono state sfiorate. Le notizie su Miss Granata, invece, erano dettagliate. L'unico riferimento c'è stato a puntata finita, dopo i saluti finali. Il presidente onorario Orilia ha fatto inquadrare il nostro simbolo, come a voler manifestare in questo modo (assolutamente insufficiente) la sensibilità alla questione. Il conduttore ha posto rimedio al tabù infranto, facendo a sua volta inquadrare immediatamente dopo una sciarpa con su scritto "salernitani si nasce". Appunto.
Per tutte queste circostanze, questo movimento è radicalmente convinto che oggi tifare Salernitana significa attenderne la liberazione dal tribunale. Significa non andare allo stadio. Significa non riconoscere una squadra il cui stesso fondatore sostiene davanti ai giudici essere un'altra, guardandosi bene dal farlo nei salotti televisivi o nelle discoteche.
Non c'hanno dissuaso due lunghe stagioni, non ci dissuaderà la terza che comincia oggi, né la decima né la ventesima. Senza Salernitana il calcio giocato non ci interessa. Una sola fede, un solo simbolo!

lunedì 11 agosto 2008

Calciopoli e la Salernitana

Calciopoli due è terminata con una folta serie di inibizioni e squalifiche. Sentenze alla mano, è possibile iniziare a delineare un quadro credibile dell'effetto della cupola del calcio sulla Salernitana. La commissione disciplinare ha inflitto la sanzione di un anno e sei mesi agli ex arbitri Pieri, Racalbuto, Cassarà, Dattilo, Bertini e Gabriele. De Santis di Tivoli, ex dirigente dell'Astrea e responsabile dello scioglimento del gemellaggio coi perugini, è stato squalificato per sei mesi, che vanno ad aggiungersi ai quattro anni di Calciopoli uno. Nessuno di questi potrà ambire alla carriera dirigenziale arbitrale o federale, essendo stati squalificati per più di un anno, salvo riduzioni. L'eventuale appello alla Corte di Giustizia Federale potrà modificare queste decisioni e con esse lo spunto offerto da questo post.
Le stagioni analizzate sono soltanto le ultime due di Serie B, quelle successive al ripescaggio dell'estate del 2003. Dopo anni, il tempo è maturo per iniziare a considerare se questo evento ha avuto o meno rilevanza sul destino del nostro club, del Perugia dello stesso presidente che impose una torneo a 24 squadre ed in parte del Genoa del particolarissimo caso di combine dimostrato col ritrovamento di una valigetta piena di soldi.
Nell'anno di Pioli allenatore, la Salernitana è stata diretta soltanto quattro volte da arbitri condannati, collezionando tre pareggi (a Bergamo e con Treviso e Napoli in casa) ed una sconfitta. La sconfitta fu casalinga e memorabile. La Salernitana perse tre a zero all'Arechi col Messina Peloro. Franza, presidente di quella squadra, ha avuto sei mesi di inibizione col patteggiamento. Stessa sorte per Mario Bonsignore, altro componente. Ne faceva parte anche Fabiani, tra le altre cariche, ex dirigente dell'Astrea con l'arbitro De Santis. Per lui, quattro anni di inibizione sui quattro richiesti dal procuratore.
Nell'anno di Gregucci allenatore, l'ultimo tra i professionisti della Salernitana, le partite dei granata dirette dai condannati di Calciopoli sono state otto. La Salernitana ha vinto una sola volta (manc'a dirlo in casa), ha pareggiato tre volte ed ha perso quattro volte. Arezzo Salernitana fu la partita che sarebbe passata alla storia come l'unica gara di Serie B di Calciopoli uno. La telefonata tra Meani e Titomanlio sarebbe costata sei punti di penalizzazione alla squadra toscana per responsabilità presunta. Diversi sostenitori granata subirono l'eccessiva repressione delle forze dell'ordine per una partita già decisa. A Crotone altra sconfitta di rilievo. Per i magistrati di Roma la squadra calabrese era in orbita Gea: quattro a uno.
Insomma, la Salernitana non è mai andata oltre il venticinque per cento dei punti in palio quando è stata diretta da arbitri oggi condannati. Quando non, ne ha conquistati più del quaranta per cento. Si pensi che nell'anno di Gregucci in panchina furono sei i punti portati a casa con gli squalificati e quarantacinque con gli altri. Dunque, nonostante non l'abbia mai combattuto, c'è tutto quanto basta per non considerare il club granata beneficiario di quel sistema che ha delineato la giustizia sportiva e che potrebbe delineare anche quella ordinaria. Questo dato ulteriore potrebbe dare il suo contributo alla ricostruzione dei motivi del trattamento ricevuto nel 2005.

mercoledì 6 agosto 2008

Non si transige!

Non ci interessa dimostrare che l'istanza depositata dal potenziale acquirente corrisponda anche nel contenuto al titolo di "proposta di definizione transattiva" che comunque aveva. Non ci interessa che il suo stesso sottoscrittore abbia negato il giorno dopo la natura di transazione dell'atto in una lettera di diffida. Non ci interessa soffermarci su una rettifica del quotidiano interessato che non c'è stata o c'è stata solo a mezzo di pubblicazione della smentita medesima. Ci interessa rimarcare una volta per tutte che chi mantiene un atteggiamento ambiguo e quindi non rispettoso nei confronti dell' Us Salernitana, poi Salernitana Sport, troverà sempre chi sarà pronto ad analizzare i fatti senza il parafulmine della presunta salvezza del calcio professionistico nella città, la cui gravità è proporzionale al ruolo di fatto che questa ha avuto nella scomparsa di una società del 1919.
Il tifoso non ha il dovere di schierarsi in questa questione, che è unicamente di interpretazione dell'istanza depositata. Sarà un giudice che considererà l'atto in un modo o nell'altro. Potrà dare ragione alla parte che la interpreta come da titolo (transazione). Potrà dare ragione all'altra, che ne evidenzia la sostanza di offerta d'acquisto del marchio che comunque c'è stata. Resta che chi ha scolpito nel suo cuore la Salernitana ha il dovere di trarre le sue considerazioni dall'unico fatto certo che questa ennesima puntata, ad oggi, gli consegna.
Nella causa in cui la Salernitana Sport chiede alla Salernitana(?) Calcio 1919(?) e non solo 24 milioni di euro di risarcimento per l'appropriazione dal nome alla clientela, l'institore della Salernitana(?) Calcio 1919(?) chiede di porre fine alla lite e di acquistare il marchio per centomila euro, addirittura definendo l'offerta irrinunciabile!
Questo dato provocatorio conferma che è stato onesto supporre ed è onesto adesso ribadire che questa offerta sia stata fatta senza la seria intenzione di far rinascere la Salernitana, proprio nel momento in cui anche le richieste di chi non ha esaurito il suo credito di fiducia verso chi si comporta in questo modo si fanno più incalzanti.
La gravità della gestione di questa diatriba non è stata oggetto dell'attenzione che meritava. Il dubbio sulla veridicità delle affermazioni di chi gode dell'eco che gli offre la partecipazione ad una società che si confonde con la Salernitana doveva essere denunciato all'opinione pubblica. Questa querelle è l'ennesima conferma che in questa maledetta vicenda non si sono gettate quelle basi minime che avrebbero consentito a chiunque di farsi una propria opinione, anche differente da quella unica imposta dall'ambiente.
Questa mancanza sta già adesso manifestando le sue conseguenze. Le pesanti zone d'ombra della faccenda sono conosciute poco e male. E' invece in atto paradossalmente uno spostamento ingiustificabile della responsabilità in capo ad altri soggetti, che si stanno limitando ad assolvere i loro compiti.
Con questo intervento, questo movimento non manifesta neppure implicitamente aspettative o preferenze verso l'uno o l'altro potenziale acquirente o verso l'una o l'altra modalità di ritorno della squadra. Sono i fatti contingenti che costringono a riflettere sui comportamenti sempre dello stesso. Questa circostanza non scalfisce l'unica convinzione che oggi la Salernitana si identifica nel suo marchio e rinascerà in chi lo rileverà.