Lo scopo essenziale di questo movimento è mantenere a galla quella verità storica affogata dalla necessità di far continuare lo show a tutti i costi. La Salernitana è e resta in tribunale. Può ritornare in campo a stagione attuale in corso se verrà acquistato il marchio, ma senza nessuna delle denominazioni originali. Seppure assai difficilmente, può tornare in campo anche se la società storica farà il concordato o vincerà le cause, purché nel contempo il marchio non sia stato già venduto. Senza il marchio, infatti, questa non avrebbe più diritto a chiamarsi Salernitana usando il colore granata ed il simbolo dell'ippocampo, nonché la sua storia e la sua identità, che passerebbero tutti alla squadra che lo ha comprato.
Da ciò scaturisce la certezza che la compagine che oggi si confonde con la Salernitana per la sfrontatezza di chi le ha voluto dare i connotati che si ritrova non è sotto nessun aspetto la stessa di sempre. Soprattutto sotto l'aspetto emotivo, che è quello che conta di più. I veleni del 2005 non hanno ancora fatto luce su quale sia stato il ruolo della nuova società nell'esclusione della Salernitana dalla Serie B. L'atteggiamento offensivo che la dirigenza amica di Fabiani ha sempre avuto e continua ad avere sul suo ritorno è un ulteriore giusto motivo per pensarlo. Gli esempi si sprecano. Quasi tutta Salerno, che ha abbassato la guardia, non ha reagito nemmeno al forte sospetto che l'institore della Salernitana(?) Calcio 1919(?) abbia mentito sul conto della Salernitana sulle pagine de La Città. Questo, dietro la solita provinciale minaccia di querela, ha negato di aver richiesto innanzitutto una transazione alla curatela e solo secondariamente l'offerta di acquisto del marchio. La diffusione di questa notizia avrebbe smascherato che la sua prima intenzione era togliere le cause, intenzione mai manifestata in pubblico, anzi nascosta dietro timide promesse sull'ippocampo. Il forte sospetto che le menzogne continuino è avvalorato dalle ultime dichiarazioni. Tutti sanno che la sua richiesta sia servita solo a far perdere tempo a curatela e giudice, ma ecco le sue ultime parole: "avevamo fissato un termine perentorio, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta. Aspettiamo la curatela per valutare gli eventuali passi da fare" (Cronache del 28 agosto). Noi, pochissimi ma salernitani almeno quanto gli altri, non ci facciamo prendere in giro.
Si pensi al Centro di Coordinamento. Questo è riconosciuto come la storica espressione del tifo organizzato, eppure non ha mai sollecitato il ritorno in campo della Salernitana. Nella prima puntata della rubrica che gestisce su Telecolore, la nostra storia e la nostra identità non sono state sfiorate. Le notizie su Miss Granata, invece, erano dettagliate. L'unico riferimento c'è stato a puntata finita, dopo i saluti finali. Il presidente onorario Orilia ha fatto inquadrare il nostro simbolo, come a voler manifestare in questo modo (assolutamente insufficiente) la sensibilità alla questione. Il conduttore ha posto rimedio al tabù infranto, facendo a sua volta inquadrare immediatamente dopo una sciarpa con su scritto "salernitani si nasce". Appunto.
Per tutte queste circostanze, questo movimento è radicalmente convinto che oggi tifare Salernitana significa attenderne la liberazione dal tribunale. Significa non andare allo stadio. Significa non riconoscere una squadra il cui stesso fondatore sostiene davanti ai giudici essere un'altra, guardandosi bene dal farlo nei salotti televisivi o nelle discoteche.
Non c'hanno dissuaso due lunghe stagioni, non ci dissuaderà la terza che comincia oggi, né la decima né la ventesima. Senza Salernitana il calcio giocato non ci interessa. Una sola fede, un solo simbolo!