venerdì 20 marzo 2009

Guerra fredda

Il tempo che passa rimargina le ferite ovunque. A Salerno no. Quattro anni non sono sufficienti per cancellare l'infamia di una esclusione iniqua. E, stavolta, distinguersi non è fonte d'orgoglio. Le troppe ombre della peggiore estate della nostra storia ritornano a galla sotto forma degli strascichi velenosi dei nostri giorni. Ritornano a galla come qualcos'altro. Ci ritornano in un'acqua torbida e gelida come una guerra fredda, combattuta tra tutte le componenti della città nei rispettivi gironi infernali. Il cerchio focale è l'arena tra sindaco e institore. Nel quale, è notizia certa che chieda d'entrarvi un terzo protagonista. Il curatore Nigro ha dichiarato a giornali e tivvù di una telefonata di informazioni alle procedure per il marchio. Michele Spiezia conferma, Cronache triplica gli interessati. Tre o uno che sia, è un fatto certo che un avvocato, molto noto in città e già vicino alla Salernitana, si sia avvicinato alla questione. Questa terza schiera non s'è palesata, non ha dichiarato guerra, ma già semina terrore. Soprattutto alla fazione che più d'ogni altra dà segni di cedimento, quella dell'institore e dei suoi tifosi, che, godendo di preferenza bulgara e tirando avanti fino all'implosione, sembra l'Urss prima della caduta del muro(lo). Gli americani sono i deluchiani: il sindaco, i suoi sostenitori e il pentagono di Piazza della Libertà. Ma più che Usa e Urss, sembra un usa e abusa. E sia chiaro fin d'ora, noi non siamo filoamericani.
L'armata rossa dell'institore combatte su più fronti: in campionato, dove il gioco si fa sempre più duro; al tribunale di Napoli, dove dovrà difendersi dal plagio di cui l'accusa la Salernitana; alla fallimentare, dove il vallese, in compagnìa dell'avvocato Malinconico, ha cercato d'arginare le controffensive nemiche. Costretto dalla manifestazione dei tifosi, ha dovuto rispondere con una mossa parimenti mediatica. Più che a Risiko, gioca a Rosiko. I (pessimi) risultati delle sue intenzioni sulla Salernitana non fanno più notizia. Di nuovo, invece, c'è lo scavalcamento del curatore. I due hanno parlato direttamente col giudice Iannicelli. Nigro è ben consapevole che l'institore stia provando a far ricadere tutte le responsabilità su di lui. Il rapporto costruito con curatore e liquidatore non agevolerà. Tra il rischio di complicarsi la vita nelle cause e la possibilità di ricattare l'ambiente con una offerta a titolo personale (che i tifosi gravemente sostengono), l'institore ha scelto la seconda. Da questa forma d'acquisto, guadagnerebbe la sua personale sopravvivenza alla morte o alla cessione della sua squadra. Tutti sanno che le richieste per appalti e progetti non sono stati avanzati dalla Salernitana(?) Calcio 1919(?) ma da società a lui riconducibili. Tutti sanno che De Luca li ha bocciati, nemmeno considerandoli seri. Comprare il marchio a titolo personale significherebbe tenere la Salernitana in tasca anche quando, uscito di scena, la squadra fosse mai "consegnata" al sindaco.
De Luca conosce lo stato in cui versa la Salernitana(?) Calcio 1919(?) e si è già mosso. Un po' per passare alla storia come il liberatore della Salernitana, approfittando della preannunciata festa del novantenario, per la riconsegna in pompa magna della squadra alla città. Un po' perché ha fiutato l'estensione del suo potere al calcio che questa questione gli potrebbe garantire, se a comprare fosse il Comune o qualche imprenditore vicino. La gravità di questa ipotesi sta tutta nella politica e nella sua volubilità: la Salernitana diverrebbe negli anni una questione extracalcistica. Le dichiarazioni del sindaco lo confermano. Non ha detto di voler comprare per girare l'ippocampo alla Salernitana(?), ma per "concederlo in uso alla società che riterrà opportuno designare" (La Città del dieci marzo). Per fortuna, non riuscirà nel suo intento. La cifra simbolica offerta non sarà sufficiente. La curatela ha già dichiarato di voler andare avanti con le aste e con lo stesso prezzo. Solo pressioni diverse sbloccherebbero questa pista.
Se la storia si ripete, l'armata rossa, più che granata, soccomberà in favore dello sceriffo stelle e strisce. Ma se la storia si ripete, nessuno trarrà giovamento. Per la prima volta in quattro anni, alla conclusione di questa fase ci sarà una svolta. La cosa più irragionevole è sentire la necessità di schierarsi per l'Usa o per l'Urss, per il sindaco o per l'institore, ben sapendo di scegliere il male minore e non la soluzione migliore. La quale ultima è e resta una Salernitana terza ipotesi, nuova, proprietaria del marchio e diversa da una società nata in conflitto con quella storica. Sarebbe l'unica, vera cancellazione dell'estate dei veleni. Sancirebbe l'unica, vera ricompattezza della tifoseria. Ma per questo non c'è altra arma che la diserzione dell'Arechi. Non abbiamo l'autorità di dare consigli, ma il diritto d'esprimere pareri: è l'unica mossa che garantirebbe d'abbandonare il teatrino di guerra fredda ed interessi a cui stiamo assistendo. E' l'unica mossa che garantirebbe l'ingresso in scena di qualche imprenditore che potrebbe restituire una Salernitana vera ed indipendente.

mercoledì 4 marzo 2009

In un mare di dubbi, una sola certezza: giù le mani dalla Salernitana!

Contestualmente alla penuria di risultati della Salernitana(?) Calcio 1919(?), è prepotentemente ritornata all'attenzione la questione Salernitana Sport. I tifosi, già riunitisi in un buon numero, stanno studiando iniziative, lodevoli negli intenti, per appropriarsi del marchio storico. Di fatto, per far rinascere la Salernitana. Ma per darla a chi? E con quali prospettive future?
Delle capacità economiche dell'institore già abbiamo fatto cenno. Altro proprietario delle quote è Murolo, socio di minoranza con il trenta per cento del pacchetto azionario della Salernitana(?) Calcio 1919(?). Nell'ormai famosa intervista a Telecolore, il cassinate ha dichiarato che ”i conti della Salernitana sono a posto, ma sono in rosso i nostri conti personali”. Questa affermazione in effetti è avvalorata dalla documentazione depositata in Camera di Commercio, dove, esaminando i bilanci degli ultimi due anni delle attività principali dei due soci, alla voce “utile”, ci sono cifre tutt’altro che incoraggianti per chi aspetti grandi investimenti. Un esempio? Con la Solcesi s.r.l., cioè l'azienda di costruzione personale con la quale ha aderito all'associazione temporanea d'imprese per lo stadio Arechi, nell'ultimo bilancio presentato ha dichiarato un utile di meno di novantaquattromila euro. Nelle altre aziende in cui ricopre delle cariche, gli utili si trasformano in perdite. In una di queste, l'accumulo debitorio non è trascurabile e gli amministratori, tra i quali lo stesso Murolo, dichiarano di non percepire compensi. Cosa accade se paragoniamo queste cifre alla sola ricapitalizzazione di poco meno di un milione di euro servita a risanare il bilancio della Salernitana(?) Calcio 1919(?) dopo la vittoria del campionato di Serie C1? Balza in modo evidente agli occhi che sono di importo decisamente inferiore alla singola ricapitalizzazione occorsa. Il dubbio è legittimo: per quanto ancora potrà durare questo andazzo, se un solo campionato ha richiesto molto più degli utili delle imprese dei due soci in due anni? Malauguratamente dovessimo finire nelle loro mani chiederemmo loro volentieri di farci sapere come saranno mantenute tutte le promesse su una squadra che, a detta di più parti, soltanto quest'anno sarebbe costata all'incirca dieci milioni di euro. Ma per fortuna pare sempre più lontano che ciò possa accadere.
Soltanto qualche anno fa articoli di quotidiani locali raccontarono di fondi indebitamente prelevati dalle casse dell’Ance per poter sostenere la nascita della Salernitana(?) Calcio 1919(?). In mancanza, siamo sicuri che l’accesso al Lodo Petrucci sarebbe stato sostenibile da chi, oggi, è ancora ritenuto il solo che può garantire un futuro al "calcio cittadino"? Stando alle stesse fonti, questa vicenda sarebbe finita in procura. Il Salernitano riportava testualmente che il club dell'institore sarebbe stato "pronto a prelevare un milione e duecentomila euro dalle casse dei costruttori. Scattata la denuncia, il presidente granata ha pensato bene di chiudere i rapporti tra l'Ance e la Salernitana". Tutto questo porterebbe a pensare che il presunto presidente non avesse capacità sufficiente fin dall’inizio. Perché stanziare fondi dalle casse dell'Ance, rischiando l'incriminazione, quando si poteva ricorrere legittimamente ai propri? Se invece si voleva di proposito rendere titolare di una squadra di calcio professionistica l'associazione presieduta, come si giustificò il cospicuo impegno di danari nel calcio da parte di un'organizzazione che nasce per tutelare i costruttori? Ben si sposa con questi dubbi anche il risentimento che pare l’institore provi ogni volta che si ricordi il rapporto di parentela tra Murolo e il presidente del Siena Giovanni Lombardi Stronati, che di recente è finito sotto inchiesta col cugino e diversi altri.
Che dire, poi, della tendenza più recente, quella di far passare che il prossimo diciannove giugno si festeggeranno “i novanta anni del calcio cittadino”. Un falso. Per amor di precisione, il calcio salernitano mosse i suoi primi passi già prima di quella data. Il Football Club Salerno, per esempio, ne calcava i polverosi campi già nel 1913. Ma magari fosse solo imprecisione. Questo sforzo collettivo rinfocola colpevolmente la confusione tra la Salernitana e la Salernitana(?) Calcio 1919(?), giocando sulla data di nascita. Non ricordandosi la stessa solerzia in occasione degli altri decennali, anche questo aspetto indica quanto sia forte lo scudo che la gran parte delle componenti di questa città usa issare a difesa di chi non ha mai dimostrato amore per la Salernitana. Un circolo vizioso.
Da tifosi della Salernitana Sport, per questo mare di dubbi, auspichiamo che in nessun modo il nostro amatissimo club finisca nelle mani di chi non sembra avere la forza di garantirle il futuro che le spetta. La nostra squadra sta ancora subendo le conseguenze del fallimento di tre anni fa. Perdere di nuovo, a poca distanza di tempo, una Salernitana risorta? No, grazie!