Il tempo che passa rimargina le ferite ovunque. A Salerno no. Quattro anni non sono sufficienti per cancellare l'infamia di una esclusione iniqua. E, stavolta, distinguersi non è fonte d'orgoglio. Le troppe ombre della peggiore estate della nostra storia ritornano a galla sotto forma degli strascichi velenosi dei nostri giorni. Ritornano a galla come qualcos'altro. Ci ritornano in un'acqua torbida e gelida come una guerra fredda, combattuta tra tutte le componenti della città nei rispettivi gironi infernali. Il cerchio focale è l'arena tra sindaco e institore. Nel quale, è notizia certa che chieda d'entrarvi un terzo protagonista. Il curatore Nigro ha dichiarato a giornali e tivvù di una telefonata di informazioni alle procedure per il marchio. Michele Spiezia conferma, Cronache triplica gli interessati. Tre o uno che sia, è un fatto certo che un avvocato, molto noto in città e già vicino alla Salernitana, si sia avvicinato alla questione. Questa terza schiera non s'è palesata, non ha dichiarato guerra, ma già semina terrore. Soprattutto alla fazione che più d'ogni altra dà segni di cedimento, quella dell'institore e dei suoi tifosi, che, godendo di preferenza bulgara e tirando avanti fino all'implosione, sembra l'Urss prima della caduta del muro(lo). Gli americani sono i deluchiani: il sindaco, i suoi sostenitori e il pentagono di Piazza della Libertà. Ma più che Usa e Urss, sembra un usa e abusa. E sia chiaro fin d'ora, noi non siamo filoamericani.
L'armata rossa dell'institore combatte su più fronti: in campionato, dove il gioco si fa sempre più duro; al tribunale di Napoli, dove dovrà difendersi dal plagio di cui l'accusa la Salernitana; alla fallimentare, dove il vallese, in compagnìa dell'avvocato Malinconico, ha cercato d'arginare le controffensive nemiche. Costretto dalla manifestazione dei tifosi, ha dovuto rispondere con una mossa parimenti mediatica. Più che a Risiko, gioca a Rosiko. I (pessimi) risultati delle sue intenzioni sulla Salernitana non fanno più notizia. Di nuovo, invece, c'è lo scavalcamento del curatore. I due hanno parlato direttamente col giudice Iannicelli. Nigro è ben consapevole che l'institore stia provando a far ricadere tutte le responsabilità su di lui. Il rapporto costruito con curatore e liquidatore non agevolerà. Tra il rischio di complicarsi la vita nelle cause e la possibilità di ricattare l'ambiente con una offerta a titolo personale (che i tifosi gravemente sostengono), l'institore ha scelto la seconda. Da questa forma d'acquisto, guadagnerebbe la sua personale sopravvivenza alla morte o alla cessione della sua squadra. Tutti sanno che le richieste per appalti e progetti non sono stati avanzati dalla Salernitana(?) Calcio 1919(?) ma da società a lui riconducibili. Tutti sanno che De Luca li ha bocciati, nemmeno considerandoli seri. Comprare il marchio a titolo personale significherebbe tenere la Salernitana in tasca anche quando, uscito di scena, la squadra fosse mai "consegnata" al sindaco.
De Luca conosce lo stato in cui versa la Salernitana(?) Calcio 1919(?) e si è già mosso. Un po' per passare alla storia come il liberatore della Salernitana, approfittando della preannunciata festa del novantenario, per la riconsegna in pompa magna della squadra alla città. Un po' perché ha fiutato l'estensione del suo potere al calcio che questa questione gli potrebbe garantire, se a comprare fosse il Comune o qualche imprenditore vicino. La gravità di questa ipotesi sta tutta nella politica e nella sua volubilità: la Salernitana diverrebbe negli anni una questione extracalcistica. Le dichiarazioni del sindaco lo confermano. Non ha detto di voler comprare per girare l'ippocampo alla Salernitana(?), ma per "concederlo in uso alla società che riterrà opportuno designare" (La Città del dieci marzo). Per fortuna, non riuscirà nel suo intento. La cifra simbolica offerta non sarà sufficiente. La curatela ha già dichiarato di voler andare avanti con le aste e con lo stesso prezzo. Solo pressioni diverse sbloccherebbero questa pista.
Se la storia si ripete, l'armata rossa, più che granata, soccomberà in favore dello sceriffo stelle e strisce. Ma se la storia si ripete, nessuno trarrà giovamento. Per la prima volta in quattro anni, alla conclusione di questa fase ci sarà una svolta. La cosa più irragionevole è sentire la necessità di schierarsi per l'Usa o per l'Urss, per il sindaco o per l'institore, ben sapendo di scegliere il male minore e non la soluzione migliore. La quale ultima è e resta una Salernitana terza ipotesi, nuova, proprietaria del marchio e diversa da una società nata in conflitto con quella storica. Sarebbe l'unica, vera cancellazione dell'estate dei veleni. Sancirebbe l'unica, vera ricompattezza della tifoseria. Ma per questo non c'è altra arma che la diserzione dell'Arechi. Non abbiamo l'autorità di dare consigli, ma il diritto d'esprimere pareri: è l'unica mossa che garantirebbe d'abbandonare il teatrino di guerra fredda ed interessi a cui stiamo assistendo. E' l'unica mossa che garantirebbe l'ingresso in scena di qualche imprenditore che potrebbe restituire una Salernitana vera ed indipendente.
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