Quando la Salernitana(?) Calcio 1919(?) attraversa i suoi peggiori momenti agonistici, la Salernitana ritorna un tabù. Durante lo sfortunato filotto di sconfitte della compagine granata (o amaranto?), nessuno ha azzardato alcun accenno al ritorno della squadra dei nostri padri. E' ormai riprovato che, quando c'è da salvare la categoria, Salerno riesca ad affogare ogni altra faccenda costi quel che costi. Anche costi la Salernitana in sé.
Questo movimento ha sempre ignorato le vicende tecniche della squadra del Lodo Petrucci. I post di questo blog e la loro lettura senza pregiudizi lo confermano con certezza. Sono stati legittimamente analizzati soltanto gli aspetti societari, per maturare quella necessaria conoscenza di ciascun dettaglio di ogni potenziale acquirente della Salernitana. Questo modo rende possibile offrire ai pochissimi lettori un parere consapevole e ragionevole su tutte le ipotesi di rinascita. Trarre considerazioni dalla recente scelta dell'allenatore della Salernitana(?) Calcio 1919(?) rimane tra questi confini. L'evolversi della vicenda, anzi, rende necessaria una riflessione sul serio pericolo di svendere una Salernitana rinata agli avanzi di Calciopoli.
Si apprende da giornali e tivvù che Fabiani, condannato a quattro anni di squalifica ma sfacciatamente operante, abbia imposto il "suo" allenatore, Mutti. Questo particolare, aggiunto alla mancanza di un presidente in organico, desta forti dubbi su chi sia davvero il Deus ex machina della squadra che dovrebbe rilevare la Salernitana. Qualche indizio è reso dalla parentela di Murolo con il presidente del Siena Lombardi Stronati (pare che non sia cosa gradita all'institore che i giornalisti lo ripetano). Qualche altro indizio, invece, è reso sia dall'intenzione dell'institore mai nascosta di ristrutturare l'Arechi, sia da quella sempre nascosta ma di recente trapelata di costruire il termovalorizzatore. Questo spiega perché, alle ingerenze di De Luca sull'operato della società, non ci sia mai nessuna replica, ma solo supina acquiescenza. Con Mutti, con Di Napoli e con l'ex granata Fusco, poi, si viene a ricreare lo spettro di un Messina pieno di ombre e recentemente fallito. A proposito di fallimenti e di salute economica, sono necessarie altre considerazioni. Se una società gode di ottima salute (come dovrebbe essere senza attenuanti per una che ha soli tre anni di vita), non offre sei mesi di contratto agli allenatori, non offre appena centomila euro a Somma, sfruttandone l'affetto che nutre per Salerno, e non incassa ventiquattro ore consecutive di rifiuti da tecnici disoccupati. Si pensi che De Canio si è offeso (offeso!) al solo accostamento del suo nome a quello di questa squadra.
Tutto ciò sarebbe già ben sufficiente per riflettere se sia o meno opportuno che la Salernitana rinasca per opera di questi personaggi. Tutto ciò sarebbe già ben sufficiente per riflettere sulla scelta di disertare un Arechi senza Salernitana. Le menzogne ripetute e che si ripeteranno sull'acquisto del marchio da parte dell'institore fanno il resto. Alle tante, basterebbe la menzione di un passo del bilancio di qualche anno fa. Si legge testualmente che "la società ha incominciato a valutare nuove strategie di marketing e di sviluppo del marchio e dei propri prodotti". Di un marchio sì, ma di quello con la palla di pezza.
Aspettiamoci allora i soliti timidi ed annoiati annunci di una trattativa privata mai intavolata. Aspettiamoci le solite panzane di chi dice di fare i fatti (suoi) senza contraddittorio e senza opposizione. Non riponiamo alcuna speranza nella possibiltà che la Salernitana rinasca il 19 gennaio. Facciamolo... ma con grande ottimismo! Il dato più felice è che una Salernitana in tribunale, in attesa di essere liberata, non è piombata in un'altra prigionìa, quella degli avanzi di Calciopoli. Per fortuna l'institore non è un cuore granata!
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