venerdì 19 giugno 2009

Le cose cambiano... una mai: la fede!

La Salernitana Sport 1919 compie 90 anni. Quasi un secolo di vita vissuto, tra alterne fortune, in un susseguirsi di eventi, a volte esaltanti a volte burrascosi, che ne hanno caratterizzato la storia scritta con il sacrificio di pochi e con l’esaltazione di molti. Una leggera patina di polvere da quattro anni ha coperto il libro dei ricordi, le pagine ingiallite che racchiudono emozioni vissute da generazioni di tifosi che si sono passati il testimone della passione, dal terreno polveroso di Piazza d’Armi, al Vestuti e in seguito all’Arechi. Basta un delicato soffio e sotto la nuvoletta di polvere tornano alla luce le imprese di legioni di giocatori, allenatori, dirigenti più o meno onesti e tifosi appassionati oltre ogni limite.
Dall’album dei ricordi salta fuori l’immagine della vecchia Birraria Welten, e un gruppo di giovani salernitani reduci dalla Grande Guerra a gettare le basi per la costituzione dell’Unione Sportiva Salernitana, la squadra che nei sogni di Adalgiso Onesti, Matteo Schiavone, Vincenzo Giordano e di altri giovani avrebbe dovuto unire sotto un'unica bandiera tutti gli sportivi salernitani. Era il 19 giugno di novant’anni fa. Le maglie biancocelesti degli “striscioni” salernitani cominciarono a battagliare su campi infuocati della regione sfidando, oltre agli avversari in campo, i personalismi di dirigenti che anteponevano il campanile alla lealtà sportiva. Ma gli undici ragazzi di Salerno non abbassarono mai il capo; tra difficoltà enormi continuarono a tenere alto il nome della città fino al 1925 quando dovettero inevitabilmente ammainare bandiera.
Salerno non si arrese. Altri fotogrammi dal passato raccontano dell’Unione Sportiva Fascista Salernitana che in maglia granata riprese il cammino interrotto. Il grande portiere Finizio, celebrato da Alfonso Gatto, quello che abbandonava i pali per dar man forte ai tifosi salernitani impegnati nelle scazzottate con i tifosi avversari, il roccioso Apicella, il grande Bertagni; immagini quasi sbiadite, che rivivono nel cuore di chi non ha mai abbandonato la casacca biancoceleste prima e granata poi. Gerarchi fascisti in grande uniforme schierati nella tribuna del Littorio il giorno dell’inaugurazione di quello stadio che ha accompagnato sessant’anni di passione, dove la Salernitana ancora in maglia biancoceleste tagliò il traguardo della Serie B per la prima volta.
Anno di grazia 1938: il grande Sallustro, Totonno Valese, Ninuccio Iacovazzo, mister Hirzer, la “gazzella” ungherese a guidare una formazione che consegnò ai tifosi salernitani la prima grande soddisfazione. Il ritorno in Serie B, prima che le bombe di “Ciccio 'o ferrovier’” sostituissero le lacrime di gioia con quelle di dolore in una città sconvolta dagli eventi bellici.
Foto ingiallite raccontano della “strapaesana”, la squadra della rinascita formata esclusivamente da ragazzi salernitani che spopolò alla ripresa delle attività agonistiche. Era il 1945: tra boogie-boogie, le Turmac, tra la città affollata di militari, “segnorine” e sciuscià, la Salernitana ritornava per necessità e per caso alla maglia granata saltata fuori da un pentolone di colorante; il gesto indimenticabile di un grande presidente come Scaramella che donò l’Unione Sportiva Salernitana a un manipolo di sportivi che iniziò la scalata verso l’olimpo del calcio nazionale sotto lo stimolo dei gol del grande Margiotta, di Iacovazzo e Onorato. Le diavolerie tattiche di mastro Gipo e del suo Vianema, pietra miliare del calcio all’italiana; l’invenzione del libero, con il grande Alberto Piccinini che hanno fatto scrivere pagine indelebili della storia granata. La prima volta in Serie A. Il Grande Torino, le vittorie su Milan e Inter, le angherie di un arbitro e di un sistema politico che spedirono i Granata del sud in Serie B dopo appena un anno. Le immagini prendono colore. L’ippocampo, sulle maglie granata.
La lunga sequela di campionati di Serie B con Castaldo, De Fazio, Taccola. L’inferno della Serie C e il breve ritorno tra i cadetti grazie a Tom Rosati e alla sua giovane squadra, dove la stella di Pierino Prati "la peste” iniziò a brillare nel panorama calcistico mondiale. Fotogrammi più vicini a noi raccontano di 25 anni trascorsi nell’inferno della Serie C; “quelli del Vestuti”, generazioni di ragazzi temprati su campi di terza divisione, a sognare un ritorno nel calcio che conta. Capone, Valsecchi, Vitulano, Del Favero, Zaccaro, De Vitis, il grande Agostino Di Bartolomei, gli eroi dei tifosi degli anni '70-'80.
Poi la nostra storia cambia scenario: l’Arechi. Gli anni '90, anni magici: la favola della Rossi band, il ritorno in Serie B e la massima serie sfuggita per due volte consecutive all’ultimo secondo. I gol di Marco Di Vaio e il grande palcoscenico della Serie A che si riapre dopo cinquant’anni. Una gioia dalla breve durata, un risveglio amaro. Il battito di quattro cuori granata che si arresta nel rogo di un maledetto treno.
Gli ultimi fotogrammi raccontano di campionati di Serie B, di giovani promesse, di una serata vissuta al cardiopalma, per raggiungere una meritata salvezza. Baci, abbracci e la promessa di ritornare grandi. Poi, i fari dell’Arechi si spensero e il libro della nostra storia si chiuse d’improvviso. Per quattro anni. Che ciascun provi a riaccenderli, così ritrovando quella vecchia e inimitabile unione sportiva perduta.

lunedì 15 giugno 2009

La Salernitana rinasce tra le pale eoliche

La Salernitana è stata liberata dal tribunale dopo quattro anni. Adesso le spetta l'unica libertà che abbia un senso: il prato verde di calcio dove nascono speranze. Speranze innanzitutto di riscatto. E' tristemente nostro il trapasso più velenoso della breve storia del Lodo Petrucci. Speranze, ancora, di gloria futura. Gloria futura su quell'unico luogo di autentica libertà che dà un senso alla sua liberazione: il prato verde di calcio dove nascono speranze. La destinazione finale è questa; il percorso che da via Papio va all'Arechi, però, allunga fino a Vallo della Lucania. Perché, se non ci sono altre ragioni?
Finché non saranno note le modalità di trasferimento del marchio, la libertà che è stata concessa alla Salernitana è su un altro prato verde. I pali che sorreggono le reti sono pali eolici e i torpedoni non trasportano tifosi, ma energia rinnovabile. L'aggiudicataria del nostro marchio è tale Energy Power. La società, guarda caso a responsabilità limitata, è riconducibile all'institore. Apparentemente, il suo personale rapporto col rischio sembra essere migliorato. A differenza che della Salernitana(?) Calcio 1919(?), non ne risulta dipendente. Ne è amministratore unico. Sangue da imprenditore? Il capitale sociale della Energy Power è diecimila euro. L'oggetto sociale parrebbe non avere a che fare con l'acquisto della nostra storia. La società nasce per la costruzione di reti e centrali per l'energia: per il suo trasporto, la sua trasformazione e la sua vendita. "A tal fine, la società può operare sia in Italia che all'estero e svolgere qualsiasi attività connessa, strumentale, affine, complementare o comunque utile per il conseguimento dell'oggetto sociale, tra cui a titolo esemplificativo e non esaustivo [...] compiere qualsiasi operazione commerciale [...]". Qualsiasi operazione commerciale. Anche l'acquisto del marchio di una squadra di calcio, per una società di energia elettrica. La rinascita della Salernitana pare poggi su questo righino. Non sembra affatto lo scranno regale che meritava sua Maestà. Che nemmeno si riveli una sedia elettrica: il tifoso vigili. A tal fine, l'imminente ricongiungimento della tifoseria è l'unico aspetto positivo di questi ultimi sviluppi.
L'estate scorsa, l'institore diede fiato a trombe e tromboni, proclamando l'offerta di acquisto del marchio. L'offerta era subordinata ad un accordo sulle cause in corso. Nessuno gli chiese conto di questi dettagli e la verginità del salvatore del calcio a Salerno rimase intatta. Ma sia le cause, sia il personale amore per la sua palla di pezza, restavano da intralcio al ritorno della Salernitana. Il tentativo successivo fu chiaramente pilatesco: centomila euro a fronte di più del triplo richiesto. Il diniego fu immediato.
Tutto questo e non solo. A corredo, offese alla storia e all'identità della squadra dei nostri padri che ogni cuore granata mai dovrebbe dimenticare. I trofei della Salernitana non gli interessavano. Eppure erano in blocchi separati da trecento euro. Gli scudi dietro i quali si nascondeva quando si infrangeva il tabù dell'ippocampo erano calciatori e categorie da conquistare. Come dimenticare il modo in cui è nata la Salernitana(?) Calcio 1919(?)? Il contributo milionario dell'Ance fu deliberato prima della pronuncia del Consiglio di Stato che determinò la nostra esclusione. Questi terribili e disgustosi ricordi resteranno indelebili. Indelebili, anche e soprattutto quando si saprà a che titolo il marchio verrà girato alla Salernitana(?). La quale ultima da quell'ora soltanto non meriterà più punti interrogativi. Ora in cui in cui si saprà se le sarà stata trasferita la proprietà del marchio o, al contrario, se cause, ragioni economiche e sete di rivalsa le consentiranno di usufruirne da "estranea". Se quattro anni senza granata non hanno scalfito l'amore, quattro anni e mille ancora non scalfiranno il nuovo proposito: Salernitana a Salerno, institore a Vallo.

mercoledì 3 giugno 2009

Confidenze stampa

Sin da quando ha dichiarato che si sarebbe certamente salvato a cinquantuno punti pur avendone una dozzina in meno, l'institore ha inaugurato il tormentone della conferenza stampa. La formuletta è diventata una scappatoia per glissare su domande non allineate (poche) e per scaricare la responsabilità delle scelte sugli altri (molte). Ci riguardasse l'aspetto tecnico, ci chiederemmo volentieri se chi delega non sia quanto meno corresponsabile. Ma non ci riguarda. Come non ci riguardava la conferenza stampa in sé, non fosse diventata una questione politica. Proprio così. Il ritorno agli anni ottanta più bui è stato suggellato dallo spostamento della data a dopo le elezioni. Non certo perché gli addobbi floreali del pulpito da cui parlerà richedevano giorni interi per essere disposti. Ma chi li avrebbe mai pagati? E chi li avrebbe commissionati? L'institore crede d'essere institore di un'istituzione (del duemilacinque). Si considera ago della bilancia delle amministrative e procrastina il "discorso alla nazione" (Scapaticci, Lira Tv) per delle misere provinciali. Un po' in città, un po' in testa sua, si respira l'aria dell'anticamera di una dichiarazione di guerra. Una dichiarazione da annunciarsi solennemente dalla finestra di Palazzo... Vallo della Lucania, dopo il solito lungo trionfo sul cocchio in via dei Fori in bilancio. Ma a chi... spezzerà le reni, stavolta? Quali ghiotte confidenze svelerà? Trepidanti, di un fatto siamo già sicuri: tacerà ciò che segue. Il “salvatore del calcio a Salerno”, se resterà in sella, festeggerà senza ritegno il nostro novantenario. Lo farà senza confessare altro, se non alla nazione, nemmeno alla città e a quella provincia che non scomoda solo in tempo d'elezioni e che, se lo ricordi, non è mai stata tutta granata. Quando si rivolge ai tifosi, occorre che la sensibilità alla nostra storia risulti ben chiara. Quando parla coi giudici, invece, la faccenda cambia. Come la faccia. Ecco il suo inganno ai danni di chi, dal duemilacinque, seguendo le sorti della Salernitana(?) Calcio 1919(?), pensa di tifare per quella compagine che, per il momento, manca solo di un disegnino a forma di ippocampo stampato sulla maglia. Il documento che segue è la risposta che l’ex presidente della neo-costituita società (oggi è institore) diede alla Salernitana Sport. L'occasione fu la diffida di quest'ultima dall’utilizzo di una denominazione sociale troppo simile alla sua, che avrebbe ingenerato confusione nella tifoseria al momento di identificare il club che aveva sempre sostenuto. La specialità di questa "carta" è che attraverso di essa apprendiamo, per ammissione espressa dell’institore, che il club che ha fondato quattro anni fa non ha niente a che vedere con la Salernitana Sport. In particolare egli ritiene che la tifoseria non potrà mai confondere la nuova squadra con quella che ha come simbolo l’ippocampo. Ciò sia in virtù dell’utilizzo al fianco dell’aggettivo “Salernitana” della parola “Calcio” e dell’anno “1919” nella denominazione sociale, sia in virtù della presenza nel proprio marchio di un "pallone da calcio", passato alla storia come palla di pezza.








Bene sappiamo, invece, che i fatti sono stati tutt’altri. E non poteva essere diversamente. Al punto tale che oggi, a pochi giorni dal compleanno della Salernitana, col sostegno di una disinformazione sull'argomento che è galoppante, non sono pochi quei tifosi che chiedono all’institore di celebrare una ricorrenza che non gli appartiene e che non gli è mai appartenuta.
Non parliamo noi, semplicissimi tifosi. A motivare è un giudice, Petruzziello, della sezione specializzata in materia di proprietà industriale e intellettuale del tribunale di Napoli. Nello stralcio dell’ordinanza allegata di seguito, fa riferimento alla differenza tra Real Madrid e Atletico Madrid. Potenza del marchio. Come si può sostenere il Real da tifosi dell'Atletico? Come si può passare dalla Roma alla Lazio?