lunedì 28 luglio 2008

Una battaglia irrinunciabile!

E' cosa nota che per la rinascita della Salernitana ci vogliono poco meno di 380mila euro più iva, nonostante la questione sia trasmessa poco e male. Pochissimi sono consapevoli che si venda un club, ma tutti sanno che chi è intenzionato con serietà deve iniziare a ragionare da questa cifra. Le dichiarazioni del curatore sono inequivocabili. Non è interesse dei creditori della società in liquidazione (s)vendere subito, perchè è ancora molto presto per chiudere il fallimento. Figurarsi (s)vendere il bene più prezioso, quel marchio dal quale dipendono le motivazioni di un ipotetico concordato e senza il quale gli stessi creditori rischiano di non avere niente.
Negli ultimi giorni ci sono stati degli sviluppi non solo "calcistici". Questo post non invita a cambiare atteggiamento a quei tifosi per i quali il capitolo US Salernitana, poi Salernitana Sport, è chiuso in favore di un altro. Se questa è la linea prescelta, c'è da prenderne atto e da comprendere le ragioni. Lo scopo è soltanto un invito alla riflessione, partendo dagli stessi fatti che lo svariato numero di testate cittadine analizza a senso unico. Sarà comunque stato efficace se ci riuscirà, pur senza far cambiare opinione.
Il comune di Salerno, tempo fa, ha pubblicato un avviso con cui si rendeva noto che la ristrutturazione dello stadio Arechi era realizzabile con capitali privati. Con questo, ha invitato alla presentazione di progetti per la stesura di quello definitivo, che sarà la base della successiva gara. Leggerlo dà la sensazione di un investimento portentoso. Testualmente, si richiede la "ristrutturazione, l'ampliamento, l'adeguamento e l'implementazione di attività economiche", cioè la realizzazione fino a compimento di un vero e proprio programma economico (nel tempio della passione cittadina). L'importo presunto per l'opera è di più di 99milioni di euro. Chi partecipa investe cento milioni in cambio degli utili di gestione e non solo. Un affare.
L'unica risposta è giunta dal più atteso potenziale acquirente del marchio della Salernitana. Registrarlo non supera le nostre competenze: un fatto che riguarda l'Arechi è un fatto che riguarda tutti i salernitani. Avervi partecipato, con ciò dimostrando la capacità di raccogliere l'ingentissima somma, è stato suo diritto. Trarne considerazioni, nostro diritto.
Questa scelta stride con il comportamento della stessa persona in un affare ben meno costoso come la rinascita della Salernitana. Il paragone qualifica per quelle che sono tutte le difese d'ufficio di cui questo potenziale acquirente gode nell'ambiente. Manco mezzo milione non è una cifra insostenibile per chi ne dimostra di muovere duecento volte tanto, né è irragionevole, se con ciò ci si aggiudica storia ed identità, che per un tifoso non hanno prezzo. Questo modo di agire conferma che manca la volontà di dimostrare che non c'è mai stata discontinuità, che si voglia una Salernitana di prima e una Salernitana(?) di dopo. Se invece a dissuaderlo fosse il rischio di risarcimento nella causa sull'appropriazione dei segni distintivi, potendo l'eventuale acquisto essere considerato implicita ammissione di aver usato nome, colore e quant'altro senza averne diritto, allora questo particolare qualificherebbe come false le intenzioni manifestate.
Ma ad aumentare (se possibile) il disprezzo per la nostra storia, questo drammatico reality riserva un'altra triste puntata. Come ormai risaputo, il potenziale acquirente suddetto ha presentato un'offerta d'acquisto del marchio in trattativa privata. Con ciò ha ufficializzato quanto vale secondo lui la Salernitana. Prima che la notizia uscisse dalla busta in cui era chiusa, le dichiarazioni rilasciate non facevano escludere sviluppi clamorosi. A giugno, la curatela aveva già considerato inadeguata l'offerta avanzata dai legali in via informale di centomila euro più iva. Ciononostante, è stata ripetuta, resa pubblica e definita "irrinunciabile".
Se questi sono i fatti, questo movimento ribadisce ciò che prima, per onestà intellettuale, è stato definito un ragionevole sospetto. Date le note circostanze relative al fallimento che tolgono ogni dubbio su quanto (poco) ci voglia per riavere la Salernitana, una simile offerta ha l'unico scopo di far apparire sensibile ad una vicenda sentimentale e delicata per la maggior parte dei tifosi.

sabato 12 luglio 2008

La Salernitana resta in tribunale e la situazione si complica

Che il quarto appuntamento per liberare la Salernitana dal tribunale sarebbe andato deserto, non è una notizia. Tutti i mezzi di informazione che non snobbano la vicenda lo avevano preannunciato. Lo stesso senso del precedente intervento di questo movimento cercava uno scossone, piuttosto che informare. La data di pubblicazione di questo post, poi, fuga ogni dubbio sulla natura del blog. Lo scopo non è dare notizie, ma analizzare i fatti, esprimendo opinioni. Ed anche stavolta, il fatto da cui si parte è che nessuno ha rilevato quell'unica anima della Salernitana rappresentata dal marchio. La Salernitana resta in tribunale.
Come ormai da triste prassi, l'indomani delle occasioni in cui l'ambiente dimostra di non voler comprendere i termini della vicenda è il giorno del toto-data sull'asta successiva. Nessuno ha comprato il marchio alle porte di una nuova stagione? Che allora si conoscano le conseguenze. Conseguenze che, stavolta, sono certe.
La prima è che, nel prossimo anno, nessuna squadra si chiamerà Salernitana Sport. Scartato il concordato, per il quale i tempi sono lontanissimi, per il terzo anno consecutivo Salerno non potrà dimostrare di aver cancellato completamente ogni segno di discontinuità della storia calcistica del suo massimo club. Il marchio potrà tornare comunque nel corso del campionato. Quindi la Salernitana, che si identifica in esso. Ma in nessun modo, fino al suo termine, si potrà eliminare completamente dall'immagine della città anche l'ultimo segno dell'ingiustizia subita, cui rimanda un nome differente. Giovedì, nessuno ha dimostrato la volontà di cancellarla e nessuno si illude che, tra i potenziali acquirenti, non ci sia chi nemmeno la consideri tale. Ci sarebbe un'unica remota ipotesi diversa, oggi tanto lontana dalla realtà da non scalfire la certezza di non avere una squadra col nome storico. Solo un soggetto di nuova affiliazione in Terza Categoria potrebbe chiamarsi Salernitana Sport, semprechè, per avere proseliti, abbia nel frattempo rilevato il marchio. Il termine per l'iscrizione a questo campionato, infatti, scade il 14 ottobre. E' probabile che la quinta asta sia fissata prima di questa data, salva sempre l'alternativa della trattativa privata.
L'altra certezza è la data della prossima asta, che non si avrà prima del 15 settembre, quando riprenderanno le attività giudiziarie dopo la pausa estiva. Questo dato potrebbe comunque essere superato dalla tanto decantata trattativa. Per chi non partecipa alla preferenza bulgara di cui questa città è capace in questa vicenda, la credibilità di chi si dice potrebbe darvi corpo è già stata dimostrata. Già dopo la terza asta, infatti, questo potenziale acquirente, di fronte alle numerose richieste ricevute in tal senso, aveva annunciato a chiare lettere di aver dato mandato per intavolarla subito dopo quella data. Le ultime dichiarazioni del curatore Nigro smentiscono ogni contatto. Quindi, per questo precedente, unitamente alla intricata situazione giudiziaria, è onesto intelletualmente sospettare che un'eventuale futura richiesta potrebbe servire unicamente a tacitare quelle latenti voci di insoddisfazione che la tifoseria inizia a maturare, senza la seria intenzione di far rinascere la Salernitana.
Ma la situazione si complica. Il quotidiano Cronache ha riportato un'intervista alla figlia del maestro Gabriele D'Alma, il disegnatore del simbolo in una delle sue varie stilizzazioni (non l'ultima). Sempre il potenziale acquirente più atteso, tempo addietro, si fece cedere la bozza dalla vedova del maestro, con tanto di passaggio documentale. I giudici, nella fase cautelare del processo intentato dalla curatela della Salernitana, hanno negato che quel documento fosse idoneo alla cessione. Ma non solo loro. Oggi è la stessa figlia della signora D'Alma che nega ogni trasferimento, definendo "sceneggiata" l'occasione in cui avvenne, non avendo la madre novantenne, sola al momento del finto passaggio, "perfettamente chiaro il quadro della situazione". Una "sceneggiata" dai risvolti comici, se all'inutile incontro erano presenti numerose troupe televisive, entusiaste piuttosto che indignate dal fatto che quell'atto implicava che la Salernitana aveva sempre usato il suo simbolo senza diritto. Irritata dalla diffida pervenuta all'anziana signora, ha annunciato azioni legali di rivendica dell'ippocampo. Non è un caso, infatti, che i suoi avvocati abbiano tentato di bloccare l'asta di giovedì. Risvolti più precisi non ce ne sono, ma l'impressione che se ne trae è che adesso anche un terzo soggetto, la parte D'Alma, contesterà alla Salernitana la titolarità del suo stesso simbolo. E' lo stesso tentativo provato dal potenziale acquirente suddetto. Per la Salernitana è una situazione offensiva e paradossale, che potrebbe portare esclusivemante ad allungare i tempi per la sua rinascita.

mercoledì 9 luglio 2008

Quarta asta, domani può rinascere la Salernitana

Domani, giovedì 10 luglio, si avrà la quarta occasione per riavere la Salernitana. L'identità di un club che l'anno prossimo compirà novant'anni, parte oggi da una base di 380mila euro. Per questa cifra si acquista la denominazione originale Salernitana Sport, il diritto di usare il colore granata associato a questa denominazione, il simbolo figurato che contraddistingue il club e lo scudetto raffigurante l'ippocampo stilizzato. Sul marchio, così descritto, l'acquirente potrà esercitare quei diritti pieni ed esclusivi, che fino alla vendita spettano e spetteranno unicamente alla Salernitana in liquidazione. Tra gli altri, il diritto alla "identità sportiva, intesa come salvaguardia della storia e dei meriti sportivi della Salernitana Sport", il diritto di "trarre ogni utilità in termini economici e di prestigio in conseguenza della trascorsa attività sportiva della Salernitana Sport", ogni diritto "riguardante la storia del sodalizio, i meriti sportivi e l'attività sportiva esercitata" ed ogni altro di "utilizzazione economica avente ad oggetto attività del sodalizio". Le fonti di queste informazioni sono la perizia del tribunale sul marchio e il formulario di contratto che sottoscriverà l'acquirente.
Da questi dati ufficiali, nessuno che abbia credibilità può negare che in vendità è posta l'identità della Salernitana. Questo movimento, partendo da questo assunto e analizzandolo all'interno del contesto attuale come segue, sotiene con forza che all'asta sarà posta in vendita per la quarta volta la Salernitana. Ecco perchè.
La nostra squadra del cuore può rinascere in due modi. Il ritorno in campo ideale sarebbe quello che passa attraverso il concordato fallimentare. Questo è astrattamente possibile. Con un simile passivo, resta verosimilmente legato all'esito delle cause in corso, nelle quali sono in ballo decine di milioni che, se corrisposti alla Salernitana, renderebbero fattibile l'ipotesi. Oggi è azzardato considerarlo probabile, ma ignorarne del tutto la realizzabilità è gravissimo. Sarebbe compito dei media informarne l'opinione pubblica salernitana con molta più determinazione di quanta ne sia stata profusa finora, di modo che ciascuno sia messo in grado di valutare comportamenti e scelte dei protagonisti in senso lato di questa triste vicenda. Qualora il marchio andasse venduto a chicchessia, in qualsiasi tempo ed in qualsiasi forma, ma prima di un ipotetico concordato, per il tifoso sarebbe inutile la salvezza della società dallo scioglimento. Questa sarebbe ormai priva del diritto a chiamarsi Salernitana Sport, ad usare il colore granata ed ad utilizzare il cavalluccio stilizzato. Si ritroverebbe così acefala: sul piano emotivo, non avrebbe più quegli unici connotati nei quali il sostenitore si identifica; sul piano giuridico, avrebbe perso tutti i diritti elencati all'inizio. Detto altrimenti, non sarebbe più la Salernitana.
L'altra modalità di rinascita è che il marchio venga comprato da una società calcistica differente, qualunque essa sia, neocostituita o preesistente, che, attraverso l'acquisto, dimostri di far rinascere la Salernitana con l'unico fatto che possa insospettabilmente dimostrarlo. E' la strada più probabile.
Da quanto scritto, ne consegue che la battaglia per riavere la Salernitana risiede nel destino del marchio. Tanto che, in questo periodo storico, in base a queste argomentazioni, una Salernitana che non gioca da tre anni e che ritornerà esclusivamente nella società che lo rileverà, anche diversa da quella salvabile con il concordato, è una Salernitana che di fatto si identifica in esso. Oggi, dunque, la Salernitana è il marchio.
Se l'asta non andrà deserta, come il vecchio cuore granata continua ad auspicare a dispetto di ragione e notizie precise, riavremo una squadra in campo già nella stagione alle porte. Non c'è, infatti, nessuna preclusione all'utilizzo del bene immateriale e si rientra nei termini per la modifica della denominazione, senza alcuna necessità di affiancare al nome della società aggiudicataria il nome cui l'esborso dà diritto. La procedura del cambio è breve e semplice, culminando in un verbale d'assemblea. Se l'asta andrà deserta e il marchio dovesse essere acquistato dopo il termine del 15 luglio, la Salernitana rinascerà parimenti nella società aggiudicataria, ma potrà tornare a chiamarsi Salernitana Sport soltanto dalla prossima stagione.
Se questi sono regole e fatti, riportati con freddezza e obiettività, riflettere sul modo in cui si sta trascinando questa storia è tutt'altra faccenda. La Salernitana sarà venduta per la quarta volta nell'indifferenza di quasi tutto l'ambiente. Che le cose stiano precisamente in questi termini è cosa nota solo attraverso gli sforzi di chi vuol sapere. I mezzi di informazione locali ne parlano esclusivamente in termini giudiziari o economici. Nessuno accenna alla tristezza emotiva della vicenda. Nessuno getta quelle basi minime perchè possano nascere correnti di pensiero diverse da quella unica spaventosamente dominante. Nessuno conferisce la dignità che le spetterebbe ad una questione preliminare come questa. Le voci stonate sono sporadiche e coraggiose. Di queste ne è inconsapevolpemente entrata a far parte una testata giornalistica nazionale, che ha smascherato la verità senza le ipocrisie della provincia, interpretando la vendita del marchio come vendita di un club, senza lesinare amaro sarcasmo sull'esiguità della cifra: quella che in Italia è una squadra di club al prezzo di una Bentley, a Salerno diventa una costosa questione procedurale.
Dal canto loro, quei tanti tifosi che, pur indulgendo da tre anni verso altre soluzioni, condividono con noi la necessità della rinascita della Salernitana, non adottano quell'unico strumento civile ed idoneo per manifestarlo chiaramente: non aspettano la Salernitana lontano dagli stadi di calcio finchè essa non ritornerà.
Per tutte queste ragioni, questo movimento, pure sicuro dell'ennesima diserzione e, successivamente, dell'ennesima menzogna sul conto della nostra storia che si consumerà, auspica comunque che non si offenderà il decoro della Salernitana per la quarta volta e, quando accadrà, lo griderà denunciandolo per quello che è.

sabato 5 luglio 2008

Il manifesto

Nell'estate del duemilacinque, alla città di Salerno fu riservato un trattamento peggiore rispetto ad altre piazze. La Salernitana non fu iscritta al campionato di Serie B, nonostante versasse in condizioni pari o migliori rispetto ad altri club. La reazione fu combattuta tra l'occasione di sbarazzarsi di una persona e l'orgoglio di difendere la propria storia. Gli avvenimenti successivi avrebbero messo a dura prova la completezza della norma in forza della quale si sarebbe garantito il calcio professionistico. Mentre un gruppo di costruttori costituiva una nuova società che avesse titolo per l'iscrizione al campionato immediatamente inferiore, la Salernitana, sicura dell'ingiustizia subita, decise di continuare a testa alta la propria esistenza in Terza Categoria. La tifoseria si trovò di fronte alla scelta di accompagnarla fino alla morte, riscattando in questo modo lo schiaffo subito dall'intera città, o di scendere a compromessi con chi aveva posto ottantasei anni di professionismo nelle condizioni di scomparire. I propositi personali di spaccatura dell'ambiente di chi aveva comunque iscritto la Salernitana dopo l'esclusione non lasciarono spazio, e non lo lasciano dopo tre anni, alla comprensione delle ragioni di chi sopportò un capitombolo di otto serie per solo amore per la Salernitana, quindi, per Salerno. Di contro, la presunta necessità di difendere la città in un campionato calcistico professionistico non lasciò spazio, e non lo lascia dopo tre anni, alla comprensione delle ragioni di chi ha badato unicamente ad essa, trascurando la Salernitana.
Proprio nel momento in cui il tempo ed il nuovo palcoscenico sembrano aver dissuaso anche l'ultimo presidio di orgoglio di chi, nel frattempo, è stato colpevolmente abbandonato nelle sue posizioni da tutte le componenti, il Wild Group 1986 rilancia la sua lotta per riavere la Salernitana. In uno slogan che, in sei parole, racchiude delusione, rabbia, orgoglio e speranza, Wild Group 1986, promuovendo un movimento di pensiero aperto a tutti coloro che ancora aspettano il ritorno della Salernitana, mantiene alto il desiderio imprescindibile di una parte della città di riavere l’unica massima espressione calcistica di tradizione.
Sei parole che contribuiranno a ricostruire umilmente, ma orgogliosamente, tanto nell’approccio al calcio, quanto, ove occorra, in altri campi, un senso d'appartenenza autenticamente salernitano, che negli ultimi anni sembra essersi smarrito in culture e modi di fare che non appartengono alla nostra città.
Sei parole che sintetizzano meglio di ogni altra frase, o articolo, o discorso, che per una parte cospicua e trasversale di salernitani nessun altro simbolo, nessuna altra denominazione, nessuna altra storia potrà e dovrà sostituirsi a quelli della Salernitana.
Sei parole che mantengono e manterranno sempre alta l’attenzione su quell’unica verità che questa città sta negando a sé stessa, in nome di un equilibrio che soffoca chi è colpevole esclusivamente di pretenderne il ritorno in campo. L’unica verità è che la Salernitana è il marchio che si vende in tribunale, con conseguente rischio reale di perdere definitivamente l’unità della tifoseria.
Chiunque si riconosca in questo manifesto, Ultras, tifoso o semplice appassionato, che attenda la Salernitana all'Arechi o fuori da esso, che ne sia indifferente ma che non di meno ami la città, la sua storia e la sua identità, segua, sostenga e incrementi l'attività d'opinione di questo movimento!
Una sola fede, un solo simbolo!