mercoledì 24 settembre 2008

L'institore teme la causa e cerca l'accordo

Il lungo periodo di penuria di notizie sarà interrotto a breve. Ci sarà qualche novità di routine e qualche novità di rilievo.
Innanzitutto questa settimana sarà fissata la nuova asta per il marchio. L'unica fonte di questa notizia è il quotidiano Cronache, che ha anticipato che si terrà tra fine ottobre ed inizio novembre. La base dovrebbe essere 342mila euro più iva. L'ennesimo deprezzamento della Salernitana trova il paradosso d'essere salutato con favore innanzitutto da buona parte di chi se ne professa tifoso ancora oggi. Quando si parla dell'argomento, l'amore per una squadra di calcio, che fa sembrare stupidi agli occhi di chi non la concepisce, si trasforma come d'incanto in una coscienziosa immedesimazione nei panni del potenziale acquirente più atteso. Perle di buon senso, insomma. Come quando si riduce la questione ad un pesce del mare o quando si ignora completamente la pendenza di una causa che potrebbe avere risvolti clamorosi o quando si difende l'indifendibile citando precedenti e leggi di mercato in un affare di cuore. L'ultima è di Lira Tv. Un ospite, venerdì sera, ha dichiarato che il marchio del Napoli è stato pagato 50mila euro senza essere contraddetto. Una panzana comunque meritoria, perché dimostra quale sia l'unico vero buon senso in certe circostanze: tacere.
Altra novità è che il sei ottobre saranno messi all'asta Salernello e gli altri beni immobili della Salernitana per più di due milioni. Cronache informa che per ora non ci sono interessati. L'unico che ha aperto all'ipotesi è stato l'institore della Salernitana(?) Calcio 1919(?).
I suoi rapporti con la curatela in questi ultimi giorni non sembrano i soliti. Finora, alle parole sulla rinascita della Salernitana non sono mai seguiti i fatti, ma nell'ultima uscita il tono sembrava diverso e non certo per amore di una squadra che gli ha chiesto 25 milioni di risarcimento. E' stato preannunciato un incontro tra giudice, curatore ed institore dai soliti microfoni della televisione di stato e c'è da stare certi che questo incontro si terrà. Stando alle dichiarazioni, la motivazione sarebbe l'intento di accontentare i tifosi, che intanto continuano a dargli fiducia incondizionata. Sembra piuttosto che dietro la solita propaganda sul marchio si cerchi un accordo che scongiuri il danno economico di una sentenza sfavorevole. I nodi iniziano a venire al pettine. Non è un caso che l'incontro sia stato richiesto per la prima volta proprio adesso, alle porte della decisione in primo grado della causa che potrebbe condannare la sua società a cambiare nome e non solo. Soprattutto, la domanda della Salernitana ai giudici è un risarcimento milionario, che se riconosciuto anche solo parzialmente sarebbe una grossa grana economica per la sua società. A far riflettere è che la curatela abbia sempre lasciato intendere che l'atteggiamento tenuto dalla squadra del Lodo nei loro riguardi non sia mai stato impostato al dialogo fin dall'inizio. Non si spiegherebbe altrimenti la cocciuta determinazione nel chiamare allo stesso modo una società diversa, addirittura aggiungendovi la data di nascita, salvo oggi trovarsi in una situazione così delicata.
L'informazione cittadina, dal canto suo, mentre litiga su chi deve intervistare per primo l'institore, combattendo una guerra a suon di allusioni al veleno, appare miracolosamente compatta quando c'è da affogare la questione Salernitana. Se questa vince la causa, con quali parole lo spiegheranno a spettatori e lettori che cadranno dalle nuvole?

mercoledì 10 settembre 2008

Una città... di Provincia!

La nostra città può vantare priorità di rilevanza mondiale. Una per tutte, la Scuola Medica, che ha dato un apporto fondamentale alle conoscenze in materia.
Esattamente all'opposto, ci sono vicende in cui Salerno stupisce per il suo provincialismo. Una per tutte, l'impacciata gestione del ritorno in campo della Salernitana. Qui si inghiottono menzogne senza colpo ferire.
Da più di un mese non si ha nessuna notizia sul marchio. Non basta ad evitare questi lunghi digiuni che l'argomento scateni l'attenzione dell'ambiente anche quando è soltanto sfiorato. L'ultimo sussulto risale alla richiesta di porre fine alla causa inoltrata dall'institore della Salernitana(?) Calcio 1919(?) di fine luglio. In questa circostanza, la notevole dose di fiducia da sempre ricevuta dai suoi tifosi è stata ricambiata con una forzatura della verità, volendo usare un eufemismo. La proposta di transazione è stata spacciata come incondizionata richiesta di acquisto del marchio quando non lo era. Ma non è tutto.
Durante questo lungo periodo di silenzio, si è avuta la sensazione che quei pochi media che solitamente non snobbano la vicenda (una netta minoranza) abbiano gestito le pressanti rischieste di informazioni con imbarazzo. La versione ufficiale continua ad essere che si è in attesa della risposta di giudice e curatore. Risposta che finora non c'è stata e che non ci sarà. Seppure ci dovesse mai essere, non riserverà nessun colpo di scena. Perché?
Nella richiesta si legge testualmente che l'institore, nelle vesti di procuratore generale della società, "si impegna irrevocabilmente per giorni quindici a partire dal deposito dell'istanza, ad acquistare tutti i beni immateriali [...]" per centomila euro. Ma c'è un particolare. "La proposta diverrà automaticamente inefficace allorché siano decorsi inutilmente i termini e senza che sia intervenuta formale accettazione." L'offerta è datata 24 luglio 2008 ed è scaduta durante le ferie degli avvocati. In questo periodo la possibilità di rispondere, pur volendo, non ci sarebbe stata. Eppure è stata definita "irrinunciabile" e le dichiarazioni estive dell'institore lamentavano un (inevitabile) silenzio di giudice e curatela, del quale lui stesso sapeva bene il perché.
Se tacciono giudice e curatela, che se parlassero smaschererebbero le vere intenzioni dell'institore, c'è chi non parla ma dovrebbe farlo e chi straparla senza essere informato.
Sposito, membro del Centro di Coordinamento con incarichi in una federazione di tifosi di livello nazionale, non parla ma dovrebbe. "La situazione è complicata... Ci vorrà del tempo... La tifoseria sarebbe contenta" (Domenica su Lira Tv). L'ippocampo è importante "perché fa parte della storia recente della Salernitana", manco si vendesse solo il simbolo stilizzato. Intanto, davanti ai giudici, l'institore della squadra per cui fa il tifo da quattro anni sostiene che la sua non è la Salernitana.
Fulvio De Maio straparla, ma dimostra di non essere informato per niente. Quando tocca il tabù, dà l'idea d'aver capito che la questione stia tutta nella puerile pretesa di cucirsi un simbolo in petto. Probabilmente ignora le cause, i rischi e che cosa si venda veramente. Il marchio costa 380mila euro più iva, ma lui insiste: "te lo dico io, costa 420mila euro". E' convinto che il periodo di recessione non consenta l'azzardo di questa cifra. Ma Salernello, che costa milioni, si deve comprare immediatamente. Prima che il nipote dell'ultimo presidente della Salernitana acquistasse i trofei all'asta fallimentare, sottraendoli forse definitivamente alla città, la sua difesa d'ufficio si basava sulla priorità delle coppe sul marchio. Il suo cavallo di battaglia era il trofeo Berretti, la cui necessità di riacquisto era di gran lunga superiore alla storia ed all'identità della Salernitana, che continua a scambiare per un pesce del mare. Se davvero ci teneva come predicava, poteva provvedervi lui stesso. Quel lotto costava 300 euro. Sarebbe stato un gesto nobile da parte di chi, per merito suo, dalle ciance in tv trova comunque profitto. Da quando il suo institore se li è fatti soffiare per una cifra così esigua, giutificandosi dichiarando come al solito impunemente di non esserne mai stato interessato, della priorità dei trofei non si sente più parlare. Anzi, l'argomento è diventato un tabù in un tabù.
Nascondere o ignorare parte della vicenda è una scelta legittima che questo movimento non ha la presunzione di biasimare. Allo stesso tempo, prenderne atto e trarne proprie considerazioni è il prezzo fisiologico che chi sceglie di apparire deve pagare. Che tra questi non ce ne sia uno che condivida che il comportamento finora tenuto sia irrispettoso verso la Salernitana e verso la sua storia, giustifica la considerazione fatta in premessa che da questa vicenda emerge tutto il provincialismo di cui questa città è ancora capace.
Per tutti gli atteggiamenti offensivi di chi per giunta ancora adesso si giova del nome e della storia della nostra squadra senza averne titolo, questo movimento mette fortemente in discussione se sia opportuno che la Salernitana possa essere acquistata da questo potenziale acquirente. Che intanto, confermando di avere altre velleità che l'improvvisa notorietà gli ha offerto, non smentisce una sua candidatura alla... Provincia.